19 Maggio 2022

Yara, Massimo Bossetti: “Quel Dna non mi appartiene”

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Yara, Massimo Bossetti: Dna non è mio
Massimo Bossetti

“Quel Dna non mi appartiene”. Per la prima volta, Massimo Bossetti, imputato per l’omicidio di Yara Gambirasio ha messo in dubbio, nel corso del suo interrogatorio, che il Dna trovato sul corpo della ragazza uccisa sia suo. “E’ un Dna strampalato, e che per metà non corrisponde”, ha detto il carpentiere a proposito della mancata corrispondenza tra il Dna nucleare e quello mitocondriale.

“E’ dal giorno del mio arresto che mi chiedo come sono finito in questa vicenda – ha proseguito Bossetti – visto che non ho fatto niente e voi lo sapete”. Il pm Letizia Ruggeri ha ribattuto che un giudice ha ritenuto che dovesse rimanere in carcere e un altro che gli elementi a suo carico sono stati giudicati tali da sostenere un giudizio. “Evidentemente la vicenda non è strampalata come dice lei”.

Massimo Bossetti, durante i suo interrogatorio al processo per l’omicidio di Yara Gambirasio ha detto di non aver mai fatto ricerche su ragazzine o tredicenni come invece risulta dall’analisi dei suoi due computer di casa. “No, assolutamente – ha risposto -, sono sincero, non esistono ricerche di questo genere nei nostri computer, assolutamente”.

Bossetti ha aggiunto che talvolta “in intimità, quando i bambini erano a letto” lui e la moglie guardavano dei siti pornografici. Mai, però, quelli riguardanti ragazzine. “A me piace anche la cronaca nera”, ha aggiunto e, per questo, faceva ricerche o leggeva i giornali.

Massimo Bossetti, dopo il suo fermo, pensò che Yara Gambirasio “era stata uccisa per mettermi nei guai”. Il carpentiere lo ha detto quando il pm Letizia Ruggeri gli ha chiesto per quale ragione volle essere interrogato e disse di sospettare del collega Massimo Maggioni, ai danni del quale è imputato per calunnia.

“Non sapevo come fare, stavo svenendo, non capivo più niente. Non avevo mai visto tante forze dell’ordine, come se fossi uno spacciatore, neanche fossi stato Totò Riina”. Così Massimo Bossetti ha ricostruito in questo modo gli instanti del suo fermo, il 16 giugno 2014, nel cantiere di Seriate in cui fu fermato per l’omicidio di Yara.


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