Cassazione, a Roma la mafia non stava in mezzo agli “affari”

La Corte ha definitivamente escluso l'associazione mafiosa nel processo "Mondo di mezzo". Cadono anche molte accuse contestate a Salvatore Buzzi e Massimo Carminati.


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Salvatore Buzzi e Massimo Carminati
Salvatore Buzzi e Massimo Carminati

La Cassazione ha dichiarato esclusa l’associazione mafiosa nel processo “Mondo di mezzo”, ribattezzato Mafia capitale, dopo la sentenza d’appello che aveva invece riconosciuto l’articolo 416 bis. Cadono anche molte delle accuse contestate a Salvatore Buzzi e Massimo Carminati.

La sesta sezione penale aveva al vaglio la posizione di 32 imputati, di cui 17 condannati dalla Corte d’Appello di Roma, lo scorso anno, a vario titolo per mafia (per associazione a delinquere di stampo mafioso, o con l’aggravante mafiosa o, ancora, per concorso esterno).

L’accusa, mossa dalla procura di Roma, ruotava attorno alla costituzione di una “nuova” mafia, con propaggini nel mondo degli appalti della Capitale. Mercoledì scorso la procura generale della Cassazione aveva chiesto la sostanziale convalida della sentenza d’appello.

“Buzzi su mia indicazione – lo ha detto l’avvocato difensore Alessandro Diddi – aveva ammesso alcune delle contestazioni. A Roma c’era un sistema marcio e corrotto e la sentenza di primo grado l’ha riconosciuto. La procura ha provato a sostenere la mafia. La Cassazione ha detto quello che avevamo sostenuto fin dall’inizio”.


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