Gerusalemme, scontri nei territori occupati. Il mondo contro Trump

Carlomagno campagna Giulietta Aprile 2018
Scontri nei territori occupati da Israele in Palestina dopo la scelta di Trump di proclamare Gerusalemme capitale
Scontri nei territori occupati da Israele in Palestina dopo la scelta di Trump di proclamare Gerusalemme capitale (Epa)

E’ alta tensione in Medio oriente dopo che il presidente americano Donald Trump ha “proclamato” Gerusalemme capitale di Israele, trasferendo l’ambasciata Usa nella Città Santa. L’atto, che viene visto unilaterale in un contesto già di suo molto difficile, appare una forzatura agli occhi del mondo. La Città Santa è il confine tra Palestina e Israele, dove convivono le tre religioni monoteiste: Cristianesmo, Islam e Ebraismo.

Dopo la posizione di Trump si sono registrati scontri nei Territori occupati da Israele nei decenni passati. Dalla Cisgiordania a Gaza, i palestinesi si sono ribellati al riconoscimento da parte degli Usa di Gerusalemme capitale di Israele.

Dalla Striscia di Gaza il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha chiamato alla terza Intifada contro “l’occupazione e il nemico sionista. Il riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele – ha tuonato Haniyeh – è una dichiarazione di guerra nei nostri confronti”. Gerusalemme “da sempre è stata palestinese”.

Negli scontri di queste ore un giovane palestinese è morto ucciso dall’esercito israeliano nei pressi della linea di demarcazione con Gaza. Mahmoud al-Masri (30 anni), riferisce la Maan, spiegando che “è stato ucciso dall’occupazione a est di Khan Younis”. Intanto Il bilancio aggiornato degli scontri si aggrava: 750 i dimostranti feriti, secondo le stime fornite dalla Mezzaluna Rossa palestinese.

“Né Trump né alcun altro potrà cambiare la verità storica e geografica e la identità della Città Santa. Sogna chi pensa che tutto si esaurirà con le manifestazioni”, ha affermato a Gaza il capo dell’ ufficio politico di Hamas Ismail Haniyeh. ”La Santa Intifada di oggi ha inoltrato due messaggi: il primo, che respingiamo la decisione del presidente Trump (su Gerusalemme, ndr), e il secondo che siamo pronti ad immolarci per difendere Gerusalemme”.

Tra i feriti, oltre 160 sono stati intossicati da gas lacrimogeni, altri contusi da proiettili rivestiti di gomma, sette invece colpiti da colpi di arma da fuoco e altri tre feriti in maniera diversa. A Gaza, a quanto risulta, i feriti sono una quindicina.

In serata è intervenuto il presidente palestinese Abu Mazen, secondo cui la decisione Usa viola la legittimità internazionale. “Rinnoviamo il nostro rifiuto della posizione americana su Gerusalemme. Gli Usa non sono più qualificati per occuparsi del processo di pace”. Abu Mazen – citato dall’agenzia Wafa – ha detto di accogliere con favore “la grande condanna internazionale testimoniata dalla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu” di oggi al palazzo di Vetro.

Contro la decisione del presidente Usa anche gli ambasciatori Onu di cinque Paesi europei (Italia, con l’ambasciatore Sebastiano Cardi, Francia, Gran Bretagna, Germania e Svezia ) che hanno letto una dichiarazione comune al Palazzo di Vetro dicendosi in “disaccordo” con la decisione di Donald Trump

“Ho mantenuto la mia promessa elettorale – gli altri non lo hanno fatto”. Così Donald Trump su Twitter in riferimento all’annuncio di voler trasferire l’ambasciata Usa a Gerusalemme e aver dichiarato la città capitale di Israele. Il tweet è accompagnato da un video in cui compaiono gli ex presidenti Usa, Bill Clinton, George W. Bush e Barack Obama, e infine Trump, dove tutti affermano che Gerusalemme è la capitale di Israele, e l’attuale presidente lo ha poi dichiarato ufficialmente.