29 Febbraio 2024

Corte di Giustizia Onu: “Israele fermi il genocidio a Gaza”. Ma non impone il cessate il fuoco

I giudici hanno accolto l'istanza del Sudafrica. Israele, ora sotto processo, deve favorire l'afflusso di aiuti per la popolazione civile nella Striscia palestinese. "Hamas deve liberare gli ostaggi rapiti nell'attacco del 7 ottobre 2023"

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Israele deve fermare il genocidio a Gaza e favorire l’afflusso di aiuti per la popolazione civile. Hamas deve liberare gli ostaggi rapiti nell’attacco del 7 ottobre 2023. La Corte internazionale di Giustizia, la più alta istanza giuridica delle Nazioni Unite, si è espressa dopo la denuncia presentata dal Sudafrica nei confronti dello Stato ebraico in relazione alla carneficina nella Striscia di Gaza iniziata ad ottobre, in sproporzionata reazione all’attacco di Hamas, che ha procurato in quasi quattro mesi quasi 30mila morti.

La Corte, che non ha sollecitato un cessate il fuoco, ha chiesto a Israele di fare tutto il possibile per prevenire atti di genocidio nella Striscia di Gaza. Il paese, in base alla decisione relativa alle misure cautelari, deve fare di tutto per “impedire che venga commesso qualsiasi atto rientri nell’ambito di applicazione” della Convenzione sul genocidio.

Israele deve adottare “tutte le misure in suo potere per prevenire e punire l’incitamento diretto e pubblico a commettere genocidio”, ha affermato la giudice Joan E. Donoghue, presidente della Cig. I giudici hanno anche espresso grave preoccupazione per la sorte degli ostaggi in mano ad Hamas e chiesto il loro rilascio immediato.

La Corte ha poi chiesto a Israele di tornare all’Aja tra un mese per presentare le prove dell’impegno volto ad impedire un genocidio nella Striscia di Gaza. I giudici hanno ordinato l’adozione di “misure immediate ed efficaci per consentire la fornitura dei servizi di base e dell’assistenza umanitaria di cui i palestinesi hanno urgente bisogno per affrontare le avverse condizioni di vita affrontate”.

La presidente ha iniziato la lettura della prima sentenza sulle misure urgenti richieste contro Israele dal Sudafrica. In questa fase, la Corte Internazionale di Giustizia si pronuncia sui provvedimenti urgenti, prima di considerare il caso nel merito, un processo che può richiedere anni. La causa è stata intentata dal Sudafrica, che sostiene che Israele sta violando la Convenzione delle Nazioni Unite sul genocidio del 1948, istituita all’indomani della seconda guerra mondiale e dell’Olocausto.

Nella sostanza, la decisione della Corte chiede meno vittime tra la popolazione civile e più aiuti per i palestinesi assediati ma non avanza richieste di cessate il fuoco. I bombardamenti israeliani continuano a mietere moltissime vittime tra i civili, soprattutto donne e bambini.

E’ una “situazione estremamente vulnerabile” quella della Striscia di Gaza dove c’è “un rischio reale” che la “situazione catastrofica possa peggiorare”. Perché “centinaia di migliaia di persone vivono in condizioni disumane” e “ci vorranno anni per riprendersi a un’intera generazione di bambini traumatizzati”, ha detto Donoghue, sottolineando che “le persone vengono minacciate ogni giorno” e che “le strutture sanitarie vengono messe sotto attacco”.

La risposta di Netanyahu
La replica di Israele, attraverso le parole del premier Benjamin Netanyahu, è stata durissima. “L’impegno di Israele nei confronti del diritto internazionale è incrollabile. Altrettanto incrollabile è il nostro sacro impegno a continuare a difendere il nostro Paese e a difendere il nostro popolo”, ha detto Netanyahu in un video in lingua inglese pubblicato online.

“Il vile tentativo di negare a Israele questo diritto fondamentale – ha sottolineato – è una palese discriminazione contro lo Stato ebraico, ed è stato giustamente respinto. L’accusa di genocidio mossa contro Israele non è solo falsa, è oltraggiosa, e le persone oneste di tutto il mondo dovrebbero respingerla”.

Nel sottolineare che Hamas è un’organizzazione “genocida”, Netanyahu ha affermato che la guerra di Israele è contro “i terroristi, non contro i civili palestinesi”, aggiungendo che Hamas ha promesso di ripetere le “atrocità” del 7 ottobre “ancora e ancora”. Nonostante la guerra, “continueremo a facilitare l’assistenza umanitaria e a fare del nostro meglio per tenere i civili lontani dai pericoli, anche se Hamas usa i civili come scudi umani”.

In corrispondenza della Giornata Internazionale della Memoria dell’Olocausto “mi impegno ancora una volta come primo ministro di Israele, Mai più”, ha affermato, promettendo di “continuare a fare ciò che è necessario per difendere il nostro Paese e difendere il nostro popolo”. Il premier israeliano, inoltre, ha promesso di continuare a combattere “fino alla vittoria totale, fino a quando non sconfiggeremo Hamas, restituiremo tutti i prigionieri e assicureremo che Gaza non sarà più una minaccia per Israele”.

Hamas si appella alla comunità internazionale
Hamas in una dichiarazione ha invitato la comunità internazionale a obbligare Israele ad attuare le decisioni della Corte di giustizia internazionale. Hamas, riferisce l’emittente araba “Al Jazeera”, ha elogiato la posizione del Sudafrica e il suo sostegno al popolo palestinese, la giustizia della sua causa e il suo tentativo di respingere l’aggressione.

Hamas ha ringraziato tutti i paesi che hanno espresso sostegno all’iniziativa del Sudafrica e attende “con impazienza le decisioni finali della Corte che condanneranno Israele per crimini di guerra e crimini contro l’umanità”.

“I giudici della Corte Internazionale di Giustizia hanno valutato i fatti e la legge. Si sono pronunciati a favore dell’umanità e del diritto internazionale”, ha detto il ministro degli Esteri dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Riyad al-Maliki che ha espresso gratitudine per le misure provvisorie imposte dalla Corte. “La sentenza della Corte Internazionale di Giustizia – ha sottolineato – rompe la radicata cultura israeliana della criminalità e dell’impunità, che ha caratterizzato la sua decennale occupazione, espropriazione, persecuzione e apartheid in Palestina”.

Al-Maliki ha invitato tutti gli Stati a garantire l’attuazione delle misure provvisorie, sottolineando che si tratta di un obbligo legale vincolante per Israele.


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