29 Giugno 2022

I pm di Bergamo ascoltano il premier Conte a Palazzo Chigi

Tre ore di interrogatorio per il capo del governo, ascoltato in merito all'inchiesta sulla mancata istituzione della zona rossa nelle aree di Alzano e Nembro. Il presidente del Consiglio: "Ho agito in scienza e coscienza"

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Sarebbe durata circa tre ore l’audizione a Palazzo Chigi del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, davanti ai magistrati guidati dal procuratore aggiunto di Bergamo Maria Cristina Rota, in merito all’inchiesta sulla mancata istituzione della zona rossa nei comuni di Alzano Lombardo e Nembro. Si  di seguito svolta l’audizione con i magistrati del ministro dell’interno Luciana Lamorgese.

In un’intervista alla Stampa in edicola oggi il premier ha detto di non essere preoccupato per il colloquio: “Non lo temo affatto, ho agito in scienza e coscienza” e che sempre per lo stesso motivo, tornando indietro, non farebbe la zona rossa. Le audizioni ‘romane’ saranno spalmate in tre giorni.

Anche il ministro della salute, Roberto Speranza, e quello dell’Interno, Luciana Lamorgese,sono giunti a Palazzo Chigi per essere ascoltati dai pm. Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, invece, è stato ascoltato il 10 pomeriggio a Roma, nella sede dell’istituto, dai magistrati della Procura di Bergamo, in qualità di persona informata dei fatti.

L’interrogazione appare e indispensabile per avere un quadro completo della situazione, visto che da settimane, anche attraverso i media, Regione e governo si rimpallano la responsabilità su una decisione che potrebbe avere reso più drammatico il conto delle vittime nel Bergamasco.

“Non commento io, ma con le parole del procuratore di Bergamo che dice ‘spettava al governo’. A casa mia se devi presidiare una zona rossa devi mandare l’esercito che dipende dal governo”, ha detto Matteo Salvini, rispondendo ai giornalisti a Bagheria, escludendo responsabilità della Regione Lombardia.

L’accusa è di omicidio colposo

L’inchiesta è partita all’inizio di aprile sulla base di ricostruzioni giornalistiche e dell’esposto dell’ex inviato di ‘Striscia la notizia’, Stefano Salvi.

Epidemia colposa a carico di ignoti: questa la ‘traccia’ iniziale, per ora rimasta invariata, seguita dalla squadra di tre magistrati (un quarto si e’ sfilato ufficialmente perche’ deve smaltire le ferie, alcuni parlano di “divergenze) guidati dal procuratore aggiunto Maria Cristina Rota che, subito dopo l’avvio del fascicolo, aveva definito l’iniziativa come “un atto dovuto”.

Erano i giorni in cui già la pagina Facebook del comitato ‘Noi denunceremo’ esplodeva di rabbia e dolore coi racconti dei parenti delle persone morte per coronavirus poi confluiti nelle 50 denunce presentate nella stessa Procura nei giorni scorsi.

Il filo conduttore, come si legge in uno degli esposti, è quello dell'”inerzia assoluta che ha provocato un incendio di proporzioni devastanti in Valle Seriana” da parte di governo e Regione Lombardia rispetto alla decisione di chiudere Nembro e Alzano, i due comuni dove il virus già imperversava. Come a Codogno e in altri paesi, dove però i confini erano già stati sigillati, mentre la provincia di Bergamo, la più aggredita dal contagio, chiuderà col resto del Paese l’8 marzo.

Legato al tema della mancata zona rossa c’e’ quello della riapertura seguita a una prima chiusura, tutto si consuma il 23 febbraio, dell’ospedale di Alzano, dove già si erano registrati i primi pazienti positivi. Per questo uno dei primi atti dell’indagine sono state le perquisizioni dei Nas nella struttura sanitaria. (Agi)


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