Covid, denunce in tutta Italia per i tamponi inattendibili. Procure intasate

L'associazione "Mille medici per la Costituzione" ha promosso una azione legale di massa sui test "farlocchi", con relazioni di esperti internazionali che hanno scoperto come i test siano del tutto inaffidabili per rilevare il virus

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Migliaia di persone in tutta Italia hanno presentato denunce – querele nelle procure per via dei tamponi attraverso cui verrebbe rilevata la positività al Covid. Secondo i promotori di questa azione legale di massa – tra i quali figura il dottor Mariano Amici, fondatore insieme ad altri, dell’associazione “Mille medici per la Costituzione” -, i tamponi utilizzati per rilevare il virus sono inattendibili, ma i cui esiti “farlocchi” portano poi il governo ad adottare provvedimenti liberticidi che vìolano i diritti umani e le libertà fondamentali garantite dalla Costituzione, come lockdown, con conseguenze catastrofiche sull’economia reale, obblighi di mascherine all’aperto, divieti di assembramenti e obbligo di distanziamento. In sostanza, non vi sono fondamenti scientifici affinché il tampone possa rilevare il Covid, tant’è che proprio qualche settimana fa (dopo 9 mesi dall’inizio dell’emergenza, ndr), l’istituto Spallanzani di Roma ha avviato una sperimentazione per poter distinguere se al tampone si risulta positivi al Covid oppure all’influenza A o B.

Le denunce, curate dallo studio legale Massafra di Roma, sono corredate da perizie e relazioni di quattro scienziati e ricercatori internazionali, tra cui il nanopatologo Stefano Montanari, il dottor Fabio Franchi, medico infettivologo ed esperto di virologia, la dottoressa Antonietta Gatti, scienziata esperta di nanopatologie; e il professor Stefano Scoglio, ricercatore scientifico, candidato al Premio Nobel per la Medicina 2018.

Al momento in cui scriviamo, l’invio a chi fa richiesta del modello di denuncia e della relativa documentazione scientifica, è sospeso con la motivazione che essendo tanti gli esposti presentati alla polizia giudiziaria si vuole evitare di intasare le procure della Repubblica in diverse città italiane, ma non si esclude che possano già essere stati aperti fascicoli contro ignoti per accertare responsabilità penali sui test.

Gli esperti hanno siglato una dichiarazione congiunta (corredata da fonti autorevoli, ndr) in cui spiegano di aver appurato, da un documento della Commissione Europea e dall’Istituto Superiore di Sanità, che i tipi di tampone circolanti in Europa al 16 Maggio 2020 erano 78, nessuno dei quali autorizzato, valutato o validato;  di aver riscontrato dai medesimi documenti che gran parte dei medesimi tamponi sono altresì privi della dichiarazione delle sequenze geniche contenute.

Si è pertanto ritenuto necessario – aggiungono gli esperti – approfondire la problematica attinente alla validità dei risultati dei tamponi e si è potuto accertare che per stessa ammissione del Centers for Disease Control e Prevention americano e del Gruppo di Lavoro Covid della Commissione EU, il virus SARS-Cov2, presunto responsabile del Covid, non è mai stato isolato fisio-chimicamente.

In primo luogo, perché, – si legge -, i liquidi patogeni usati come modello per il sequenziamento genico non avevano nessuna titolazione del virus, il che implica che in tali liquidi erano contenute miliardi di altre particelle similvirali (incluse le non patogeniche vescicole extracellulari naturalmente presenti nel nostro organismo).

Ciò comporta che non esiste a tutt’oggi nessun marker specifico del virus, e dunque nessuno standard che possa rendere i tamponi affidabili. Oltretutto, i tamponi attualmente circolanti, oltre 100, sono esentati dai controlli previsti dalla legge europea sui dispositivi medici del 1997.

Al contempo non sono ancora assoggettati alla nuova norma europea del 2017, che entrerà in vigore solo nel Maggio 2022.

Tale limbo normativo rende i produttori liberi di far circolare qualsiasi tipo di dispositivo senza nessun controllo.

Ciò comporta che la conformità dei tamponi prodotti a degli standard che ne possano accertare la corretta efficacia non è oggi verificata.

Secondo gli scienziati ci sono numerosi studi che attestano la continua mutazione del virus, e le stesse autorità sanitarie riconoscono che se il virus continua a mutare i tamponi diventano inutili.

Ci sono quasi 150.000 diversi sequenziamenti del virus presso la banca dati dei virus GISAID; erano 70.000 ad Aprile; e continuano a crescere, perché si trovano sempre nuova mutazioni, e ciò rende i tamponi circolanti del tutto inutili.

Sul punto gli esperti allegano la ricerca scientifica del dott. Scoglio che analizza anche questo elemento essenziale. Ciò comporta che i tamponi circolanti, anche qualora si volessero ritenere astrattamente efficaci e nel concreto conformi alla normativa, sono del tutto inutili in quanto non possono accertare le mutazioni.

Esiste inoltre un problema sostanziale legato alla metodologia utilizzata nei tamponi, la RT-PCR. Come sottolineano i massimi esperti di questa metodologia, per funzionare correttamente tale metodologia idealmente dovrebbe utilizzare tra i 20 e i 30 cicli di PCR; e non si dovrebbe comunque mai superare i 35 cicli, perché sopra tale soglia la PCR inizia a creare sequenze casuali.

Ebbene – prosegue la dichiarazione -, come confermato anche da diversi documenti  quasi tutti i tamponi superano i 35-40 cicli di media, e sono dunque da considerare del tutto inefficaci e produttivi di falsi positivi.

Da ultimo, come spiegato in un recente documento dell’Istituto Superiore di Sanità, l’efficacia dei tamponi dipende da 3 fattori: la sensibilità, la capacità di rilevare la presenza di RNA, la specificità, la capacità di limitare tale RNA a quello specifico del virus che si cerea; e la prevalenza, ovvero la presenza della patologia virale nella popolazione. Questo perché maggiore é la prevalenza, maggiore é la circolazione del virus, e dunque maggiore è la possibilità di rilevarlo.

Ad oggi, la prevalenza in Italia, che nelle vere pandemie può arrivare anche al 30% della popolazione, è allo 0,1%; e anche se aumentasse di 10 volte sarebbe sempre un livello di prevalenza irrisorio; il che significa, in base ad una tabella della autorevole organizzazione internazionale FIND ripresa dall’ISS, che i tamponi di media performance, in Italia, producono attorno all’85%-90% di falsi positivi.

Ciò comporta che comunque, ferme le superiori considerazioni già effettuate, i risultati dei tamponi sono del tutto inaffidabili.

Per tutte queste ragioni, gli esperti ritengono che proseguire nell’utilizzo dei tamponi da cui ricavare dati utili a determinare proclami sullo stato di emergenza, quarantene individuali o di gruppo, e per imporre limitazioni e lockdown, dalle scuole alle imprese alle famiglie, è pratica senza nessun fondamento scientifico, conclude la dichiarazione congiunta.

In sostanza, come sostengono gli esperti, il tampone processato con un considerevole aumento dei cicli, può “catturare” frammenti di virus di vecchie influenze, ormai spenti e inattivi (non virali), ma il test risulta comunque positivo.

Una ricerca in tal senso era stata avviata anche dall’equipe del professor Rigoli, microbiologo di Treviso, che ha scoperto come per “beccare” il virus veniva amplificato il segnale di positività.

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