Siria, gli Usa uccidono il ministro del petrolio dell'Isis Sayyaf

Il capo del Pentagono Ashton Carter con Barack Obama
Il capo del Pentagono Ashton Carter con Barack Obama

Le forze speciali americane elitrasportate hanno assestato un duro colpo all’Isis. Con una incursione-lampo nella Siria orientale gli Usa hanno eliminato uno dei capi dello Stato Islamico, il cosiddetto “ministro del petrolio” dell’organizzazione terroristica. è quanto ha annunciato il responsabile del Pentagono, Ashton Carter, che ha identificato il dirigente jihadista ucciso come Abu Sayyaf, già da mesi nella lista nera statunitense.

Sayyaf, era uno dei comandanti militari del gruppo terroristico, ha spiegato Ashton, e ne coordinava le attività finanziarie e di contrabbando di idrocarburi. L’incursione è stata non solo condotta dietro ordine personale di Barack Obama, ma autorizzata da quest’ultimo in base alla previa “raccomandazione unanime” del proprio staff, in particolare del Consiglio per la Sicurezza Nazionale istituito presso la Casa Bianca, e intrapresa “non appena sono stati raccolti elementi sufficienti” a garantirne la “riuscita” e la piena “osservanza dei requisiti” prescritti in casi del genere, ha precisato Bernadette Meehan, portavoce presidenziale, ribadendo che l’intento originario non consisteva tanto nell’eliminare il gerarca dello Stato Islamico quanto nel catturarlo ma, avendo egli opposto resistenza, è stato inevitabile abbatterlo insieme a una decina di miliziani che lo scortavano.

Meehan ha aggiunto che il blitz è stato affidato a teste di cuoio eli-trasportate di stanza “fuori dall’Iraq”, e che ha avuto luogo nella località di al-Amir, Siria orientale. Catturata Umm Sayyaf, moglie irachena del comandante ucciso, che è stata ricondotta in patria per esservi interrogata.

Secondo la portavoce, un altro obiettivo era la “liberazione di una giovane yazida che a quanto pare la coppia tratteneva come schiava”, e che adesso sarà “ricongiunta con la sua famiglia quanto prima”. Non particolarmente conosciuto al di fuori della ristretta cerchia degli esperti di anti-terrorismo, Abu Sayyaf era il responsabile del contrabbando di petrolio e gas naturale con cui il movimento ultra-radicale si finanzia, oltre a esercitare un ruolo “diretto e in costante crescita” nella direzione delle operazioni militari dell’Isis.

Il blitz che ha condotto all’uccisione di Abu Sayyaf, responsabile petrolifero dello Stato Islamico e tra i coordinatori delle sue operazioni militari, non fu “comunicato in anticipo” al governo di Damasco nè tanto meno vi fu con quest’ultimo “alcun coordinamento”. La puntualizzazione è venuta da Bernadette Meehan, portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale istituito presso la Casa Bianca.

Anzi: “Abbiamo avvertito il regime di Bashar al-Assad”, ha ricordato Meehan, “di non interferire con le iniziative in atto da parte nostra contro lo Stato Islamico all’interno del territorio siriano”, poichè quel “regime non può essere nostro alleato nella lotta” al gruppo jihadista.

Alla luce di ciò, potrebbe essere interpretata come una sorta di ritorsione propagandistica per essere stati tenuti all’oscuro la notizia, diramata dalla televisione di Stato siriana poco prima che il Pentagono ufficializzasse l’eliminazione del capo jihadista, secondo cui l’Esercito lealista aveva appena eliminato un gerarca dell’Isis coinvolto nel contrabbando d’idrocarburi e identificato come Abu al-Taym al-Saudi. Quanto a Umm Sayyaf, la moglie irachena di Abu Sayyaf catturata nella medesima circostanza, avrebbe avuto un ruolo diretto nelle attività terroristiche del gruppo ultra-radicale.