Attentato a Ranucci, prese 4 persone. “Pagati per agire in trasferta”. Caccia ai mandanti

Svolta nelle indagini sull'attentato al conduttore di Report. Presunti esecutori sono campani che sono stati pagati per compiere l'attacco lo scorso ottobre a Pomezia. La Dda di Roma contesta anche il metodo mafioso. Il giornalista: "Ora capire se ci sono altri livelli". Fondamentali l'incrocio delle riprese di videosorveglianza e i tabulati telefonici

Correlati

Svolta nelle indagini sull’attentato dinamitardo al giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, avvenuto la sera del 16 ottobre 2025 nella frazione Torvaianica di Pomezia, dove il cronista vive con la famiglia. I carabinieri hanno arrestato quattro persone di origine campana. L’ordinanza è stata emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia ed eseguita dai militari nelle province di Napoli e Avellino. I presunti esecutori materiali, tre in carcere e uno ai domiciliari, sono accusati, a vario titolo, di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Ci sono perquisizioni in corso a carico di altri indagati. Il commando quella sera ha agito in trasferta, su commissione, pagati da mandanti ignoti su cui sono in corso serrate indagini per rintracciarli. Al momento il movente è sconosciuto, ma si ritiene sia legato alle inchieste giornalistiche di Report.

La misura restrittiva trae origine dalle complesse indagini avviate dai Carabinieri dei Nuclei investigativi di Roma e Frascati in seguito al gravissimo episodio che ha suscitato sdegno in tutto il Paese. In quell’occasione un ordigno è stato fatto deflagrare davanti al cancello dell’abitazione del giornalista, provocando la distruzione delle sue due autovetture lì parcheggiate – una di Ranucci, l’altra della figlia -, e danneggiando il muro perimetrale. L’esplosione, avvenuta in un contesto abitativo urbano, ha messo in gravissimo pericolo anche la pubblica incolumità, potendo determinare conseguenze ulteriormente devastanti, evitate solo per un caso fortuito.

Chi sono gli arrestati

C’è anche una donna nel gruppo che ha effettuato un sopralluogo alcuni giorni prima dell’attentato fuori dall’abitazione del giornalista Ranucci. Gli indagati, tra i 53 e i 22 anni, sono Antonio Passariello, residente nel comune di Cicciano, in provincia di Napoli, Marika De Filippi, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino, tutti residenti nell’Avellinese. I quattro hanno precedenti per droga e il 53enne in particolare tra i precedenti ha anche il sequestro di persona, violenza sessuale, rapina ed estorsione. La procura di Roma nella richiesta di arresto contestava l’accusa di strage, non riconosciuta poi dal gip nell’ordinanza.

L’attività investigativa – spiega una nota dell’Arma – è stata particolarmente complessa e ha richiesto l’esame incrociato di tutti i sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, rilievi tecnico scientifici e l’esame di tutti i tabulati telefonici della vasta cella interessata, consentendo di ricostruire in modo minuzioso le fasi preparatorie, esecutive e successive dell’azione criminosa.

Il blitz dei Carabinieri

L’impiego di esplosivi da cava ad alto potenziale

I rilievi tecnico scientifici svolti dalla Sezione Rilievi e dalla Squadra Artificieri del Nucleo Investigativo di Roma e i successivi accertamenti del R.I.S. di Roma hanno dimostrato che l’ordigno era costituito da una carica detonante composta da “gelatina da cava”, materiale obsoleto ma dalla straordinaria capacità distruttiva, indicativo di una rete illecita di approvvigionamento di materiale esplodente;

La caccia all’auto e l’individuazione della Fiat 500 X

Una telecamera installata sulla strada statale 148 “Pontina”, a diversi chilometri di distanza dal luogo del delitto, ha permesso di individuare una Fiat 500 X, risultata noleggiata in Campania, e di tracciarne il viaggio di andata verso Roma e il repentino ritorno nelle ore immediatamente successive all’attentato.

L’importanza dei tabulati telefonici

L’analisi dei tabulati di traffico telefonico e telematico è stata di assoluto rilievo per le indagini. I dati dei ripetitori hanno dimostrato che il percorso dei cellulari utilizzati dagli esecutori materiali era perfettamente sovrapponibile al tracciato della Fiat 500 X in viaggio dalla Campania a Torvaianica sia il giorno dell’attentato sia in precedenza quando avevano effettuato un sopralluogo della zona;

L’azione su commissione e il supporto dei mandanti

Il commando avrebbe agito su specifico mandato di terze persone, allo stato non identificate, come “favore” e dietro compenso economico. I mandanti si sono adoperati per garantire supporto per tutelare i presunti esecutori, fornendo fondi, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e pianificando una loro eventuale fuga all’estero;

I tentativi di inquinamento probatorio

Gli indagati hanno tentato in più occasioni di ostacolare le indagini effettuando bonifiche per cercare microspie, distruggendo schede SIM e concordando linee difensive omertose per dissimulare il loro coinvolgimento e coprire i mandanti.

Contestualmente all’esecuzione delle odierne misure restrittive, sono tuttora in corso numerose perquisizioni nei riguardi di ulteriori indagati, i quali potrebbero aver fornito l’esplosivo e garantito il supporto logistico al commando. Le indagini proseguono incessantemente al fine di svelare l’identità dei mandanti che hanno commissionato l’attentato.

Ranucci: “Grazie agli investigatori, ora capire se ci sono altri livelli”

“Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli”. Lo ha affermato il giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, raggiunto telefonicamente da “Agorà Estate”, la trasmissione in onda su Rai 3. “Da quello che ho capito – prosegue – c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le sim. Vedremo cosa accadrà ancora”.

Arrestato intercettato: “Bomba messa là, facciamo la storia”

“La bomba sono andato a mettere là! Facciamo la storia”. E’ quanto afferma uno dei quattro arrestati in una intercettazione citata nell’ordinanza cautelare nell’ambito dell’indagine legata all’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci avvenuto a Pomezia nell’ottobre del 2025 che ha provocato ingenti danni alle auto del giornalista e della figlia parcheggiate all’esterno della villetta dove vive il conduttore di Report assieme alla famiglia. In merito ai mandanti l’indagato intercettato afferma di avere operato su commissione: “mi contattò uno (…) lo sai com’è (…) quando vai a Roma”.

Potrebbero interessarti


SOSTIENI L'INFORMAZIONE INDIPENDENTE

Questo sito, per scelta, non intende monetizzare mostrando fastidiosi e invasivi banner pubblicitari che irritano l'utenza. Si sostiene grazie alle donazioni dei lettori.

Altre news

Terremoto in Venezuela, Tajani: “Tre italo-venezuelani morti, 5 feriti e 35 dispersi”

Pauroso il bilancio provvisorio delle vittime nel paese sudamericano dopo il doppio sisma di magnitudo 7.2 e 7.5 della scala Richter. 50mila i dispersi. Si scava a mani nude tra le macerie. Gli sfollati sfiorano i centomila

DALLA CALABRIA

Incendiarono locale a Vicenza per incassare l’assicurazione, 5 arresti tra cui tre calabresi

Le indagini della Polizia e della Guardia di finanza hanno portato al fermo in carcere dei proprietari e di tre presunti complici assoldati a Reggio Calabria