28 Febbraio 2024

Libia, L’Isis: “Faremo sbarcare 500mila musulmani. Poi vi distruggeremo”

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Sbarchi di migranti (G. Lotti)

L’Isis è pronta a “utilizzare i migranti come “arma psicologica” contro i paesi che dicono di voler intervenire in Libia e quindi, in particolare, contro l’Italia”. I migranti sono il Cavallo di Troia in Europa

Lo scrivono il Messaggero e il Mattino citando intercettazioni dei miliziani islamici. I quotidiani riportano un’ipotesi inquietante di cui avevamo scritto già nei mesi scorsi quando c’era l’emergenza del virus Ebola. Ipotesi poi confermata da Site, il portale di monitoraggio del terrorismo jihadista sul fatto che lo Stato islamico prima o poi avrebbe avuto modo di mettere le mani sui flussi migratori facendo sbarcare nel vecchio continente centinai di migliaia di musulmani pronti a sostenere i “fratelli musulmani jihadisti” anziché l’Occidente “infedele e nemico”.

L’idea di far sbarcare mezzo milione di migranti sulle coste italiane “è l’ultima minaccia di cui i miliziani dell’Isis avrebbero parlato in alcune intercettazioni telefoniche. Per come la cosa è stata riferita agli apparati di sicurezza italiani, nella conversazione, che viene ritenuta attendibile, i jihadisti ipotizzano di lasciar andare alla deriva, dirette verso l’Italia, centinaia di barche cariche di migranti non appena il nostro paese dovesse accennare a un intervento armato sulla Libia (un’ipotesi accennata alcuni giorni fa dai ministri di Esteri e Difesa ma al momento congelata)”, anche per il volere del premier Matteo Renzi che ha stemperato i toni di Gentiloni sul “siamo pronti a combattere”.

La cifra di cui si parla è cinquecentomila, la gran parte di quei 700mila che sono stipati sulle coste in attesa di imbarcarsi. E l’obiettivo sarebbe quello di creare una nuova tragedia: morti in mare e Capitanerie di porto in affanno, senza la forza per salvarli. Un impatto devastante sull’opinione pubblica del paese – considerato l’anello debole del “fronte occidentale” – che finirebbe per condizionare le scelte politiche del governo più delle minacce di guerra all’Italia.

L’intercettazione viene ritenuta attendibile per vari motivi. Prima di tutto per le conferme che sono arrivate anche dai servizi stranieri e poi per una coincidenza che sembra valere più di mille analisi: negli ultimi giorni, mentre le truppe che si sono autoproclamate vicine all’Isis avanzavano, dai porti della Tunisia, dell’Egitto, dell’Algeria, sono spariti pescherecci e navi in disuso in numeri persino più abbondanti dell’attuale e costante traffico che anima quelle coste.

Che la rotta libica fosse la principale da tenere monitorata, perché da qui passano praticamente tutti i migranti subsahariani, e che anche per questo l’Italia dovesse occuparsi di quel che accade oltre lo stretto di Sicilia, era stato sottolineato più volte anche dall’Autorità delegata all’intelligence, Marco Minniti, sottosegretario di palazzo Chigi.

L’obiettivo dell’Isis è quello di infiltrare “truppe” di disperati (tutti islamici) come un “cavallo di Troia” che in un prossimo futuro in Europa, nella scelta di stare dalla parte dell’Occidente o del Califfato, non esiterebbero a scendere e schierarsi con i “fratelli musulmani” per “distruggere gli infedeli” occidentali che, nel frattempo, perseverano nelle “politiche di accoglienza” dei futuri “boia”, come afferma la Lega di Salvini.

Come riferisce l’Ansa, l’intelligence indica la presenza di circa 500mila profughi nei campi in Libia. Circa la metà di questi potrebbe partire via mare. I trafficanti sono alla ricerca di imbarcazioni sulle quali far salire queste masse di disperati. Ogni viaggio può fruttare fino a 4-500mila euro. In questi giorni si stanno usando gommoni fatiscenti “usa e getta”.

Vengono segnalati furti di navi d’altura in Paesi vicini come Tunisia, Algeria e Marocco: potrebbero essere finiti nelle mani delle organizzazioni libiche. Le traversate verso l’Italia (già quasi 7mila arrivi nel 2015, +60% rispetto all’anno record 2014) potrebbero così proseguire a ritmi sostenuti anche nei prossimi mesi mettendo a dura prova il sistema di accoglienza.

L’avanzata dell’Islamic State ha cambiato le cose. Gli spari di lunedì contro la motovedetta della Guardia costiera al largo di Tripoli hanno fatto alzare il livello di preoccupazione degli 007: potrebbe essere il segnale che gli “uomini neri” hanno messo le mani sul business delle traversate dei migranti. Un atto ostile che lascia presagire scenari inquietanti.

Intanto proseguono i raid aerei dell’Egitto contro Isis in Libia. Incursioni con “decine di morti” sono state compiute nella notte dall’aviazione egiziana contro postazioni dell’Isis a Derna, città nell’est della Libia. Secondo le notizie riportate dai media locali tra gli obiettivi colpiti ci sarebbe il Tribunale della Sharia istituito dall’Isis. Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi “si è appellato al Consiglio di sicurezza” dell’Onu “perché adotti una risoluzione” per un “intervento internazionale in Libia”.


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