3 Marzo 2024

Mattanza dell’Isis a Dacca, trucidati 9 imprenditori italiani

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Forze speciali a Dacca presidiano l’area diplomatica (Ap)

L’Italia paga un prezzo altissimo nel nel massacro jihadista di Dacca. Sono 9 i connazionali uccisi dall’Isis su 20 stranieri assassinati.

Si tratta di Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D’Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D’Allestro, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti.

Le vittime, imprenditori, erano tutti all’Holey Artisan Bakery, il locale dove i terroristi hanno iniziato la mattanza.

Sono state dieci ore di terrore e di sangue, 13 minuti per il blitz delle forze speciali bengalesi, poi il conteggio infinito dei morti, dei feriti, dei sopravvissuti.

Le altre vittime sono 7 giapponesi, un americano e un numero imprecisato di feriti.

Sale drammaticamente il bilancio delle vittime trucidate dall’Is al ristorante Holey Artisan Bakery di Dacca, in Bangladesh. Una ventina di ostaggi uccisi più due poliziotti. Con un blitz delle teste di cuoio bengalesi alla fine sono stati uccisi sei jihadisti. Liberati altri 13 ostaggi.

L’Unità di crisi della Farnesina – che prima di digulgare il nome dei morti ha avvisato le famiglie – è stata attiva tutta la notte in un costante contatto con l’ambasciata italiana a Dacca che dista meno di cento metri dal luogo del massacro.

L’assalto armato dei terroristi ha avuto inizio alle 21.20 locali di venerdì sera nel popolare Caffé nella zona diplomatica della capitale bengalese. Il bilancio sui feriti è ancora molto incerto.

L’attacco è stato rivendicato dall’ISIL (Islamic State of Iraq and the Levant), sigle diverse ma tutte riconducibili al Califfato islamico.

E’ stato l’ambasciatore italiano a Dacca, Mario Palma a chiarire il numero degli italiani coinvolti dopo che per tutta la serata si erano rincorse voci sul numero e la nazionalità di morti – almeno due tra gli agenti – e decine di feriti, 11 in gravi condizioni.

Vittime dell'assalto Isis a Dacca, Bangladesh
Vittime dell’assalto Isis in Bangladesh

Secondo il diplomatico, da parte degli assalitori “non c’è alcuna volontà di negoziare alcunchè” perché si tratta di una “missione suicida” e “vogliono attuare un’azione molto forte e cruenta in cui non c’è spazio per il negoziato”.

Gli ostaggi italiani “sono imprenditori e commercianti del settore dell’abbigliamento”, aveva precisato l’ambasciatore aggiungendo che ad allertare la sede diplomatica è stato un connazionale che era nel gruppo di italiani e che al momento dell’assalto era uscito nel giardino del locale per fare delle telefonate. Ora lui, ha riferito ancora l’ambasciatore, “è stato tirato fuori”.

La polizia ha isolato la zona ha preparato il blitz. Il commando, di almeno 9 uomini, si era barricato dentro il locale con gli ostaggi.

Il caffè nella zona di Gulshan è ritrovo di stranieri, diplomatici e middle-class. Un impiegato del locale, riuscito a fuggire ha detto alla stampa locale: “Hanno lanciato diverse bombe, urlando “Allahu Akbar” ed avevano anche pistole e spade”.

La Farnesina già da ieri non aveva escluso il coinvolgimento di italiani tra gli ostaggi. Oggi il drammatico bilancio con L’Italia che paga un tributo di sangue senza precedenti. Sumon Reza, il responsabile del ristorante, sfuggito all’attacco, ha riferito che due fornai dello staff sono stranieri. Uno di loro, un italiano, è riuscito a fuggire, mentre l’altro, un argentino, non ce l’ha fatta.


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