Piccoli comuni, la legge Realacci approvata dopo 16 anni

Carlomagno Jeep agosto 18

piccoli comuniROMA – Ci sono voluti 16 anni e 4 legislature, ma alla fine anche la politica si è resa conto che i piccoli comuni sono un’opportunità per l’Italia e non una questione marginale da trascurare. Il provvedimento a sostegno dei borghi e dei centri minori, che porta la firma del presidente della commissione Ambiente Ermete Realacci (Pd), alla quale si è aggiunta poi quella della parlamentare M5S Patrizia Terzoni, diventa legge dopo l’approvazione definitiva di oggi al Senato avvenuta praticamente all’unanimità dei presenti: 205 sì e 2 soli astenuti.

Il via libera al testo che aiuterà ben 5.567 dei 7.998 comuni esistenti in Italia viene salutato con soddisfazione da forze politiche, governo, regioni, sindaci, Coldiretti. Anche se il più felice oggi è Ermete Realacci che si è impegnato per questo risultato dal 2001. “Oggi è una bella giornata per l’Italia”, commenta, anche perché si tratta di realtà che “amministrano più della metà del territorio nazionale” in cui vivono “oltre 10 milioni di persone”.

E alla domanda sul perché ci siano voluti 16 anni per approvare un ddl che ora tutti dicono di volere, lui risponde citando la celebre frase di Proust: “L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi”. Tradotto: prima la politica “non era mai “settata” su questa idea di Italia”. Solo ora “si è resa conto dell’importanza dei piccoli comuni” che hanno dato grande prova di sé “anche in occasione del terremoto”. “Ora però ci dovrà essere una sinergia con le regioni”, avverte il presidente della Conferenza delle regioni Stefano Bonaccini che definisce il via libera alla legge “un fatto positivo e utile”. “E attendiamo il confronto sui decreti attuativi”, dice anche Roberto Pella vicepresidente dell’Anci.

Ed è importante per tutti l’istituzione di un Fondo per aiutare i centri minori a salvarsi da spopolamento e degrado. A cominciare dal presidente dell’Anci Antonio Decaro che saluta con gioia la norma che “finalmente dà il via all’agenda del controesodo” perché “ai borghi – sottolinea – servono politiche differenziate”. E’ vero che le risorse del Fondo sono “esigue”, come fanno notare Bonaccini, la Lega e la capogruppo di SI al Senato, Loredana De Petris, perché si tratta di 100 milioni di euro in tutto: 10 mln per il 2017 e 15 per ogni anno dal 2018 al 2023, ma significativa è “l’inversione di tendenza”. Come sottolinea anche il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi che definisce il voto “una bella notizia”.

Il testo, osserva il ministro dell’Ambiente Galletti, prevede anche “un insieme di azioni che vanno a prevenire il dissesto idrogeologico” e consentiranno “riqualificazione degli edifici” ed “efficienza energetica”. Ma borghi e piccoli centri non sono importanti solo per la salvaguardia del territorio e dell'”identità nazionale”, ma anche perché “custodi di tradizioni culinarie” e garanti di produzioni Dop, come osserva Coldiretti che definisce quella di oggi “una legge storica”. E come evidenzia il ministro dell’Agricoltura Martina secondo il quale la legge “valorizza le peculiarità di tanti piccoli comuni” anche da un punto di vista agricolo.

In questo litigioso scorcio di fine legislatura, quello sui piccoli comuni è uno dei pochi provvedimenti che riscuote consenso unanime. Il blog di Grillo ne parla come di “una proposta del Movimento”. Maggioranza, Pd in testa, commenta con entusiasmo. E persino il centrodestra e le opposizioni, che rimarcano come si sarebbe potuto “fare molto di più”, alla fine convengono perché, “seppur timido”, come dice il senatore FI Giovanni Piccoli, “è comunque un bel passo avanti”. (di Anna Laura Bussa per l’Ansa)