Attentato a Ranucci, indagato Valter Lavitola. Secondo i pm sarebbe lui il presunto mandante

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L’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è indagato nel procedimento sull’attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto nell’ottobre scorso a Pomezia (Roma). Secondo gli investigatori l’imprenditore – già in passato coinvolto in varie vicende giudiziarie -, sarebbe il mandante dell’attentato dinamitardo ai danni del conduttore di Report.

In base a quanto riporta l’Ansa, Lavitola è stato oggetto di una perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati su mandato dei pm della Dda. Nel corso della perquisizione gli inquirenti hanno acquisito il cellulare e il pc.

Sul movente è ancora in corso l’indagine, ma appare evidente che ci sarebbero inchieste giornalistiche “sgradite” all’editore. Martedì scorso sono state arrestate quattro persone campane, in base a quanto trapelato, di origine campane che hanno agito su commissione in trasferta.

Per il procuratore Francesco Lo Voi e i pm Carlo Villani (ora procuratore a Velletri) ed Edoardo De Santis la banda sarebbe l’autrice materiale dell’azione dinamitarda. A Lavitola e ai quattro è contestata in concorso la detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso. La Procura di Roma avrebbe contestato il reato di strage.

Chi è Valter Lavitola

Valter Lavitola è un imprenditore e giornalista nato a Salerno il 16 giugno 1966. Nel 1984 è entrato nel Partito Socialista Italiano. È stato l’editore e il direttore del quotidiano L’Avanti! tra il 1996 e il 2011, testata che è stata diretta da Sergio De Gregorio, fondatore nel 2000 del movimento politico “Italiani nel Mondo”, eletto senatore con l’Italia dei Valori nelle elezioni politiche del 2006 e poi con PdL nelle elezioni politiche del 2008.

Lavitola è stato coinvolto in diverse indagini giudiziarie soprattutto per il suo ruolo di intermediario in passati scandali a sfondo politico. Negli anni ha accumulato diverse condanne e periodi di detenzione.

È stato condannato in via definitiva per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi e ha subito condanne anche per aver percepito indebitamente fondi statali destinati al finanziamento del suo giornale.

Su L’Avanti! pubblicò il documento sulla casa di Montecarlo che fece scoppiare un caso su Gianfranco Fini, all’epoca presidente della Camera”.

La ricerca del movente per l’attentato a Ranucci

Come riporta sempre Ansa, Lavitola, in base a quanto filtra, è stato oggetto nei giorni scorsi di una perquisizione domiciliare che ha puntato a cercare elementi relativi al movente che avrebbe spinto l’imprenditore a ordinare l’attentato.

Gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire elementi utili per chiarire cosa si celi dietro l’attentato. Nel 2023 il quotidiano Il Riformista ha pubblicato una foto che ritraeva Lavitola e Ranucci insieme al ristorante romano dell’imprenditore.

Secondo quanto ricostruito dai magistrati, la banda sarebbe stata contattata da un intermediario. “Quello” veniva definito dai componenti del gruppo nelle molte intercettazioni ambientali citate dal gip nell’ordinanza avrebbe dato alcune migliaia di euro ai quattro per compiere il blitz.

I quattro sono stati fermati tra Napoli e Avellino. Stando a quanto scrive il giudice su di loro gravano “elementi gravi, precisi e concordanti” a ritenere che “abbiano preso parte all’azione criminosa e abbiano offerto, ognuno con un ruolo specifico e determinato, un contributo rilevante alla commissione dei reati”, messi in atto in cambio di denaro. Ad interfacciarsi con l’intermediario era il solo D’Avino.

Nelle carte si afferma che l’indagato “ha preso contatti con un soggetto terzo, evidentemente il mandante o colui che parlava per suo conto” che dopo l’attentato si è “reso disponibile a garantire un temporaneo allontanamento dal territorio in favore degli esecutori dell’attentato” garantendo “risorse economiche, strumenti di pagamento ricaricabili e modalità operative idonee ad eludere eventuali attività investigative”.

Dopo l’arresto dei quattro, Ranucci è stato convocato in Procura per essere ascoltato come testimone dai titolari dell’indagine. “Al momento gli inquirenti non escludono alcuna pista, stanno lavorando a 360 gradi – ha dichiarato il giornalista dopo l’audizione -. Mi hanno prima di tutto chiesto se conoscevo gli arrestati di martedì e abbiamo ripercorso alcune vecchie inchieste di Report che hanno riguardato l’area geografica in cui vivevano i componenti della banda”.

Ranucci: “Sono stordito, con Lavitola rapporto di amicizia”

“Non nascondo un certo stordimento perché con Walter abbiamo un rapporto di amicizia e dal 2019, dopo che è stato oggetto di alcune nostre inchieste, è stata anche una fonte, ha un rapporto d’amicizia anche con moltissimi giornalisti anche più autorevoli di me, quindi non nascondo un certo stordimento”. Così Sigfrido Ranucci, commenta la notizia dell’indagine sull’imprenditore Valter Lavitola per l’attentato compiuto nel 2025 ai suoi danni.

I quattro arresti dei presunti autori materiali

Attentato a Ranucci, prese 4 persone. “Pagati per agire in trasferta”. Caccia ai mandanti

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