19 Maggio 2024

Strage al teatro di Mosca, cosa sappiamo finora, tra ombre e sospetti

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Sono circa le 18 di venerdì 22 marzo, le 20 in Italia, quando il Crocus City Hall – grande centro commerciale e sala concerti alla periferia di Mosca -, è stracolmo di persone. Nel grande teatro all’interno vi è quasi il tutto esaurito, con migliaia di persone sedute in poltroncina in attesa di assistere al concerto dei Picnic, un gruppo rock molto seguito in Russia.

E’ circa a quell’ora che un commando di almeno quattro persone pesantemente armato fa irruzione all’interno del centro iniziando a sparare all’impazzata sulla folla con armi automatiche, tra Kalashnikov, fucili a pompa e pistole. A volto scoperto e muniti di giubbotto antiproiettile, hanno con loro un equipaggiamento militare, con decine e decine di caricatori agganciati sulla mimetica. L’obiettivo è compiere una carneficina contro il popolo russo, probabilmente ritenuto reo di aver votato in massa qualche giorno fa, per la quinta volta consecutiva, il suo leader riconosciuto Vladimir Putin.

I terroristi sparano a bruciapelo su donne, uomini e bambini. Contro chiunque si presenti alla loro vista. Nelle immagini che girano sui social si vedono scene raccapriccianti, con la gente che tenta di scappare e i terroristi che inseguono e falciano con i mitra. Un dettaglio non passa inosservato: in alcuni casi si vede la spietatezza della cellula che con sangue freddo dà il colpo di grazia agli sfortunati spettatori, già esanimi a terra.

Le sequenze dell’eccidio al teatro di Mosca

Al termine dell’eccidio, i killer buttano dappertutto delle molotov e bombe. L’edificio viene in breve tempo avvolto e distrutto dalle fiamme, e chi era riuscito a sfuggire ai proiettili sparati a casaccio è stato trovato morto per asfissia nei bagni o rannicchiato agonizzante in qualche angolo del grande edificio per via dei fumi tossici della combustione.

Sono professionisti, non c’è dubbio. Ben addestrati a livello militare: hanno armi pesanti, la freddezza e la lucidità necessaria, e propria, di organi paramilitari. Potrebbero essere mercenari ingaggiati da entità straniere? Non sappiamo ancora.

Di certo c’è che per l’assalto è servita una forte copertura. Armi e munizionamento, comprese le bombe incendiarie, pare fossero state occultate in un nascondiglio in loco con largo anticipo dalla data dell’evento rock, band che si conosceva capace di radunare migliaia di persone. C’era di sicuro una base di complici che ha aiutato i quattro ad agire e a farla franca per qualche ora, a fuggire indisturbati mescolati alla folla terrorizzata in fuga dall’inferno.

Su canale Telegram ‘Readovka’ appaiono filmati scioccanti girati dagli stessi terroristi durante il massacro. Prima del loro arresto sono riusciti a “vantarsi” di aver ucciso persone indifese.

Sul canale è apparso un video terribile. Il gruppo di assassini deride senza pietà persone che sono già morte. Uno dei killer accoltella deliberatamente un uomo già senza vita.

Passano ore, dunque, e l’intelligence russa dell’Fsb con le forze speciali fermano nella notte undici persone. Si tratta dei quattro presunti esecutori e di sette soggetti ritenuti complici che avrebbero avuto un ruolo, forse esterno, nell’attacco.

Il commando viene bloccato dopo un lungo inseguimento nella regione di Bryansk, non lontano dal confine con l’Ucraina, su un’arteria in direzione Kiev. Erano su una Renault Olympic bianca, la stessa su cui erano stati immortalati venerdì sera, dove si vedono solo le due persone davanti, uno ben visibile con un berretto mentre il conducente si vede appena.

Le immagini sono sgranate, quindi non si notano altri dietro, ma ci sono. L’auto – che non si era fermata al posto di blocco -, durante l’inseguimento si è ribaltata ma ben prima, secondo notizie rilasciate dall’Fsb, i quattro si erano disfatti delle armi, trovate poi a bordo strada dalla polizia. Alla fine vengono prese e arrestate tre persone. Il quarto uomo era riuscito a fuggire attraverso il bosco ma è stato catturato nel giro di poco tempo. Le foto dei presunti autori girano sui canali Telegram. Gli 007 russi sono convinti che le persone arrestate “avevano contatti in Ucraina”, dove si stavano dirigendo. Al confine “gli era stato garantito un varco protetto”. Chi li avrebbe attesi lì è ancora tutto da scoprire.

Non è ancora nota la loro nazionalità. Gli investigatori affermano che tra i quattro fermati vi sarebbero alcuni che avevano passaporti del Tagikistan. Paese che nega tuttavia il coinvolgimento di suoi cittadini nell’attentato. Avevano documenti falsi? Non si sa.

Ieri sera gli Stati Uniti, a scena calda, quando cioè le fiamme stavano ancora divorando l’edificio e vi erano ancora morti e feriti all’interno, hanno affermato in fretta e furia che “l’Ucraina non c’entra nulla” con l’attentato, con i funzionari statunitensi che hanno lanciato per primi la pista dell’Isis, organizzazione che avrebbe rivendicato la strage ma al momento non vi sarebbero prove del coinvolgimento dello stato islamico, assente da molti anni da scenari criminali di questa portata.

L’attacco di Mosca – ricordiamo – è simile a quelli compiuti da Daesh (Bataclan a Parigi su tutti, ndr), ma in genere gli uomini dell’ex califfato non prendevano soldi da altri entità come i mercenari. Lo facevano per un credo religioso, non per qualche migliaio di dollari; non fuggivano come codardi ma spesso si uccidevano sul posto al grido di ‘Allahu Akbar’. Sono rarissimi i casi in cui davano fuoco alle strutture che assaltavano. Al massimo prendevano degli ostaggi che servivano per la loro propaganda religiosa radicale contro l’occidente cosiddetto civilizzato. Il modus operandi è dunque simile ma i dubbi restano, alla luce dei pochi elementi che abbiamo finora.

Dicevamo di una posizione, quella degli Usa, che ha insospettito i russi che non parlano esplicitamente di un presunto ruolo di Kiev, ma semplicemente lo ipotizzano come conclusione plausibile alla luce del sostegno e del ruolo assunto dall’occidente atlantista nella guerra in Ucraina nonché per le gravi tensioni e provocazioni che si registrano da due anni in qua. Nel discorso alla Nazione il presidente russo Vladimir Putin non accusa direttamente qualcuno, ma ha detto in sostanza che oltre ai presunti autori e complici già arrestati “saranno duramente puniti i mandanti”.

Il capo del Cremlino conosce bene gli ambienti dei servizi e dello spionaggio avendo fatto l’agente segreto del vecchio Kgb prima di diventare presidente della Federazione. Non ci vorrà dunque molto tempo per dare corpo e sembianze a sospetti e ombre che avvolgono la più grande strage avvenuta negli ultimi decenni in Russia e non solo.

Va comunque detto che un altro elemento che alimenta sospetti quanto imbarazzi è che lo scorso 7 marzo le ambasciate a Mosca di Usa e Regno Unito avevano lanciato un’allerta riguardo a possibili attentati terroristici a Mosca: “Evitate luoghi affollati per 48 ore” era il messaggio rivolto ai cittadini dei due paesi presenti nella capitale russa. Come facevano in anticipo? Questa sì che è roba da servizi segreti. Come pure l’Fsb, l’intelligence russa, che sapeva dell’allerta di Usa e Gb, ma ha probabilmente sottovalutato e minimizzato la minaccia.

Dino Granata


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