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Donna muore dopo un intervento chirurgico, indaga la Procura

Tribunale di Vibo Valentia

La Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha aperto un’inchiesta sulla morte di una donna di 42 anni, Romania Piccolo, deceduta nell’ospedale di Vibo Valentia per una violenta emorragia insorta alcuni giorni dopo essere stata operata all’addome in una clinica di Paola, nell’alto Tirreno Cosentino.

La Procura ha disposto il sequestro della salma e della documentazione clinica acquisita stamani dai carabinieri.

La donna, collaboratrice scolastica, originaria di Tropea, dopo l’intervento era tornata a casa, nella frazione Longobardi di Vibo Valentia, dove viveva con il marito e il loro figlio di quattro anni. Ieri mattina, Romania Piccolo è arrivata al pronto soccorso dell’ospedale di Vibo Valentia accompagnata dal marito con una violenta emorragia.

Le sue condizioni sono apparse subito gravissime. Durante i tentativi di salvarle la vita, la donna ha avuto tre arresti cardiaci ed è stata intubata. I medici hanno anche disposto il trasferimento in sala operatoria per un’operazione d’urgenza ma ogni tentativo è risultato vano.

L’inchiesta dovrà ora ricostruire la sequenza degli eventi e accertare se vi siano elementi in grado di spiegare l’insorgenza dell’emorragia a distanza di pochi giorni dall’intervento. La notizia della morte ha suscitato profondo cordoglio tra quanti conoscevano la 42enne. Sulla sua bacheca Facebook sono decine i messaggi lasciati da amici, conoscenti e persone che hanno voluto ricordarla e manifestare vicinanza alla famiglia.

Chiesto l’arresto del sindaco di Carolei per alterazione delle acque. Lui si dimette

La Procura della Repubblica di Cosenza ha chiesto l’arresto in carcere del sindaco di Carolei, Francesco Iannucci, per alterazione delle acque, corruzione e turbativa d’asta. A seguito di questo il sindaco si è dimesso. Stessa decisione è stata presa, per protesta, dai componenti della giunta e della maggioranza consiliare.

L’indagine, avviata nel 2024 a seguito delle accertamenti del Comando Unità forestali dei Carabinieri, riguarda la presunta immissione nella rete idrica comunale di acque non potabili prelevate da una sorgente locale per far fronte all’emergenza idrica del territorio.

Tra le contestazioni figurano anche presunte irregolarità relative ad appalti e alla gestione dei servizi cimiteriali. Complessivamente sono otto le persone per le quali è stata avanzata richiesta di misura cautelare: oltre al sindaco, figurano il vicesindaco, un dirigente comunale, un addetto alla manutenzione dell’impianto idrico e quattro imprenditori.

Lunedì prossimo, 14 settembre, Iannucci — difeso dall’avvocato Francesco Calabrò — e gli altri indagati compariranno dinanzi al gip del Tribunale di Cosenza, Claudia Pingitore, per l’interrogatorio preventivo di garanzia previsto dalla nuova normativa. All’esito delle audizioni, il giudice valuterà gli elementi indiziari e si pronuncerà sulle richieste cautelari formulate dalla Procura.

“Il mio assistito – ha precisato l’avvocato Calabrò – ha fatto tutto nell’interesse della comunità e non aveva nessun interesse ad inquinare della acque che utilizza anche lui e la sua famiglia, considerato che vivono a Carolei. Dimostreremo che il pericolo di inquinamento non c’era, tant’è che in due anni non c’è stata alcuna epidemia, ma ne discuteremo nelle sedi opportune”.

Suicidio Denise Cosco, pm ascolteranno il compagno

Su delega dei pm di Velletri, i carabinieri del nucleo investigativo di Frascati ascolteranno il compagno di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, morta giovedì dopo essersi lanciata domenica dal palazzo in cui viveva ad Ariccia.

Appena le condizioni le consentiranno gli investigatori lo convocheranno per ricostruire con lui le ultime ore di vita della donna visto che era presente al momento del fatto. Il procedimento, coordinato dal procuratore Carlo Villani, è stato aperto per istigazione al suicidio ed è contro ignoti. Gli inquirenti hanno, inoltre, acquisito il cellulare della donna che ora verrà analizzato. Oggi, infine, verrà svolta l’autopsia sul corpo della 35enne.

Anm: ‘La scomparsa di Denise è una sconfitta per l’intera società’

“Denise aveva la stessa età della madre Lea Garofalo quando venne uccisa. Era una donna coraggiosa, lo era stata da ragazzina quando era rimasta al fianco della madre che aveva avuto la forza di denunciare la propria famiglia. Lo era stata dopo il suo omicidio, avvenuto nel 2009 a Milano, testimoniando contro il padre. Lo era stata in questi anni da testimone di giustizia. La sua scomparsa è una sconfitta per l’intera società, e può farci riflettere sull’impegno che va messo ogni giorno dalle istituzioni nella lotta alle mafie e a sostegno di chi ha la forza di denunciare”. Così la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati.

Sala: ‘Ricordare Denise piantando un albero vicino a quello della madre. La magnolia è al parco Sempione. Il sindaco, ‘stiamo assistendo a fatti terribili’

Milano potrebbe ricordare Denise Cosco, la figlia di Lea Garofalo che si è uccisa, piantando un albero in sua memoria accanto a quello dedicato alla madre nel parco Sempione. “Stiamo pensando a come fare. C’è una magnolia al Parco Sempione che è dedicata alla madre su iniziativa di Libera – ha spiegato il sindaco Giuseppe Sala a margine della commemorazione delle vittime dell’11 settembre -. Un’occasione potrebbe essere quella di metterne un’altra lì vicino, ci penseremo. Purtroppo sono ore in cui dobbiamo assistere a fatti terribili e abbiamo bisogno di rifletterci”.

Il sindaco Petilia: ‘Segnata da una storia familiare durissima’

Denise e Lea insieme sulle scale di una strada di Petilia Policastro. Con questa immagine il sindaco e l’amministrazione comunale di Petilia Policastro ricordano due donne simbolo della ribellione alla cultura mafiosa. Donne di Pagliarelle, frazione di Petilia Policastro, che hanno pagato la loro ribellione con la vita. Lea Garofalo, che scelse di diventare testimone di giustizia contro la cosca di cui faceva parte l’ex compagno Carlo Cosco, venne uccisa nel 2009 proprio da Cosco. Denise, al processo, si costituì parte civile e testimoniò contro il padre.

Sulla pagina social del Comune il sindaco di Petilia Policastro, Simone Saporito, e l’amministrazione “esprimono profondo sgomento e dolore per la tragica scomparsa di Denise, una giovane vita spezzata, segnata da una storia familiare durissima, che richiama alla memoria una delle pagine più dolorose e drammatiche della lotta alla criminalità organizzata. Davanti alla morte di Denise, il Comune di Petilia Policastro si stringe con rispetto e commozione attorno a quanti le hanno voluto bene ed a tutti coloro che, in questi anni, hanno custodito e portato avanti il ricordo di Lea Garofalo e il valore della sua testimonianza”.

De Luca: ‘Stato vigliacco, doveva proteggerla per tutta la vita’

“A me pare di vedere l’immagine di uno Stato vigliacco”. Lo ha detto il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, nel corso della sua trasmissione settimanale, commentando la morte di Denise, figlia di Lea Garofalo, che si è suicidata nei giorni scorsi dopo essersi gettata dal balcone ed è poi morta in ospedale. “Una ragazza come Denise aveva diritto, e lo Stato italiano aveva il dovere, di proteggerla per tutta la vita, per il coraggio che ha mostrato e per il prezzo umano che ha dovuto pagare”, ha sottolineato De Luca, ricordando che Denise, ancora giovanissima, aveva testimoniato contro esponenti della ‘ndrangheta dopo aver assistito alle violenze subite dalla madre. “Non siamo riusciti a garantire a questa ragazza l’assistenza anche psicologica, non solo la scorta”, ha aggiunto De Luca, definendo la vicenda “sconvolgente” e parlando di “vergogna da cittadino italiano”. “Il mio auspicio – ha concluso – è che di fronte a casi del genere ci ricordiamo di essere una nazione, non solo nei discorsi, un popolo, e uno Stato che ha il dovere di tutelare soprattutto i più deboli”.

Incidente stradale a Crotone, muore un centauro 37enne

Un operaio crotonese di 37 anni, di origini tunisine, è morto oggi in un incidente avvenuto all’incrocio tra la strada statale e via Fiume Esaro a Crotone.

Secondo una prima ricostruzione, l’uomo viaggiava a bordo della sua motocicletta, una Honda Hornet, quando, per cause in corso di accertamento, ha impattato violentemente contro la fiancata di una Fiat 500.

Al volante della vettura si trovava una donna rimasta ferita e portata in ospedale. Le condizioni del 37enne sono apparse subito disperate.

Nonostante la rapidità dei soccorsi e l’atterraggio dell’elisoccorso sul luogo dell’impatto, i prolungati tentativi di rianimazione da parte del personale medico del 118 si sono rivelati vani.

L’uomo è deceduto pochi minuti dopo a causa dei gravissimi traumi riportati. Per consentire le operazioni di emergenza e preservare la scena dell’incidente, la strada è stata chiusa. Sul posto operano gli agenti della Polizia stradale e delle Volanti, incaricati di effettuare i rilievi volti a chiarire la dinamica della tragedia. Presente anche personale Anas per il ripristino delle condizioni di sicurezza della strada.

Tentativi di uso dell’AI in ricerche su armi biologiche? Anthropic: “bloccati”

L’azienda di intelligenza artificiale Anthropic ha dichiarato di aver bloccato, negli ultimi mesi, diversi tentativi da parte di ricercatori scientifici di utilizzare versioni del suo software Claude in relazione al possibile sviluppo di armi biologiche.

La società, concorrente di OpenAI (sviluppatrice di ChatGPT), ha tuttavia avvertito che è difficile stabilire le intenzioni alla base di tali richieste, poiché la stessa ricerca può servire sia a scopi medici che militari.

Anthropic ha affermato che i casi in questione dimostrano comunque come scienziati provenienti da regioni con accesso limitato – inclusi alcuni legati a enti governativi locali – abbiano cercato di accedere segretamente a sistemi di AI sviluppati da aziende statunitensi. Non sono stati menzionati né gli istituti di ricerca coinvolti né i paesi in cui hanno sede.

In un rapporto dettagliato sui tentativi di uso improprio dei suoi modelli di AI, Anthropic ha elencato cinque casi collegati a possibili ricerche su armi biologiche. Secondo l’azienda, i ricercatori non chiedevano assistenza scientifica specifica, bensì supporto organizzativo, come aiuto nella stesura di documenti.

I modelli di AI sono generalmente progettati per rifiutare assistenza nello sviluppo di armi biologiche. Tuttavia, Anthropic ha osservato che, quando una ricerca può avere finalità sia mediche che militari, a volte risulta difficile tracciare una linea netta tra intenzioni innocue e malevole.

In un caso bloccato dall’azienda, un ricercatore ha tentato di utilizzare Claude per la stesura di una richiesta di finanziamento per una ricerca su un virus. Il progetto prevedeva la cosiddetta ricerca di “acquisizione di funzione” (gain-of-function), che mira ad aumentare la trasmissibilità di un agente patogeno. Questo approccio è comunemente utilizzato nei laboratori per sviluppare contromisure, ma può anche essere impiegato per lo sviluppo di armi biologiche.

Svizzera, bus turistico esce di strada e si ribalta, morti e feriti

E’ di 5 morti e 3 feriti gravi il bilancio dell’incidente stradale che ieri ha coinvolto un autobus con a bordo 45 turisti olandesi nella Svizzera orientale. A riferirlo è stata la polizia locale. In una zona di lavori lungo la strada tra le città di Susch e Zernez, nel cantone dei Grigioni, il veicolo è uscito di strada e si è ribaltato.

Dei 45 passeggeri, tutti adulti, a bordo, cinque sono deceduti, tre sono rimasti gravemente feriti, sette hanno riportato ferite di media gravità e 30 ferite lievi, ha dichiarato la polizia in un comunicato, aggiungendo che sono in corso le operazioni di identificazione delle vittime. Il mezzo, appartenente alla compagnia Oad, era diretto in Austria e la tappa in Svizzera era stata organizzata come escursione di una giornata. Restano ancora da chiarire le cause dell’incidente.

Morto l’anziano accoltellato dalla badante

E’ morto dopo tre settimane in ospedale il professor Antonio Reggio, il 91enne ferito gravemente a coltellate nella propria abitazione nella notte tra il 18 e il 19 agosto.

Dopo essere stato soccorso e trasportato in codice rosso all’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia, era stato trasferito in terapia intensiva a Catanzaro, dove è rimasto a lungo in prognosi riservata.

Secondo la ricostruzione della Squadra mobile della Questura di Vibo Valentia, a ferire l’anziano sarebbe stata la badante che lo assisteva, fermata e poi arrestata per tentato omicidio.

Adesso, con la morte dell’uomo l’accusa dovrebbe trasformarsi in omicidio. Gli investigatori avevano ricostruito una scena particolarmente inquietante.

La donna, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbe sedato l’anziano per poi “operarlo” con un coltello da cucina, provocandogli profonde ferite all’addome.

La donna, di nazionalità ucraina e che sostituiva per alcuni giorni una sua connazionale, ha poi spiegato agli investigatori di avere agito in quel modo nella convinzione che il professore avesse “un animale nella pancia” e che fosse quindi necessario intervenire chirurgicamente per estrarlo.

Nel corso della perquisizione nell’abitazione, gli agenti avevano sequestrato diversi coltelli, guanti in lattice e flaconi di soluzioni saline, ritenuti riconducibili alla preparazione dell’intervento.

Si è uccisa Denise, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, vittima della mafia

Lea Garofalo

Si è uccisa a 35 anni Denise, la figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, ammazzata anni fa dalla ‘ndrangheta. La notizia, anticipata da “Avvenire”, è stata confermata all’Ansa da più fonti.

La mamma aveva la stessa età quando fu assassinata per mano delle cosche di mafia. Lea Garofalo è stata uno dei simboli della ribellione e proteste contro le mafie.

Secondo quanto si è appreso, il dramma si sarebbe consumato domenica e la donna sarebbe morta alcuni giorni dopo in ospedale. Non si conoscono ancora i dettagli sul suicidio della donna.

Ls testimone di giustizia Lea Garofalo fu uccisa nel 2009 dall’ex compagno Carlo Cosco e il suo corpo bruciato e fatto a pezzi.

Subì le prime intimidazioni e con sua figlia finì sotto protezione. Ad aiutarla don Luigi Ciotti e tanti volontari di Libera, in particolare l’avvocato Enza Rando, ricorda Avvenire. Fu lei ad aprire il percorso del progetto “Liberi di scegliere”, da poco diventato finalmente legge. Ma Cosco, il compagno, la cercava per ucciderla. La convinse ad abbandonare la tutela e a raggiungerlo a Milano, dove assieme ad alcuni complici la uccise il 24 novembre 2009 e la fece fare a pezzi. Solo alcuni anni più tardi vengono ritrovati alcuni resti, grazie alla collaborazione di uno dei responsabili, Carmine Venturino, fidanzato di Denise.

Il 13 ottobre 2013 in piazza Beccaria a Milano i funerali con migliaia di persone, celebrati da don Luigi Ciotti. Denise segue la celebrazione nascosta, dietro a una finestra. Ma l’altoparlante porta la sua voce. «Lea, la mia cara mamma, ha avuto il coraggio di ribellarsi alla cultura della mafia, la forza di non piegarsi alla rassegnazione e all’indifferenza. Ma la vostra presenza è un segno di vicinanza non solo a lei, ma a tutte le donne e gli uomini che hanno rischiato e continuano a rischiare. Per me è un giorno molto difficile, ma la forza me l’hai data tu, se è successo tutto questo è stato solo per il mio bene, e non smetterò mai di ringraziarti».

Attenzione del Garante sugli occhiali smart di Meta. “Potrebbero vìolare la Privacy, vigiliamo”

A Oslo sono stati vietati nelle scuole. Negli Stati Uniti sono finiti nel mirino di una circolare dell’Unità antiterrorismo del dipartimento di polizia di New York come nuova potenziale minaccia alla “sicurezza e al controspionaggio”. A Londra hanno scatenato proteste soprattutto per il rischio di essere filmati a propria insaputa a bordo dei mezzi di trasporto. Gli smart glasses stanno sollevando polemiche, in diversi posti del globo, e interrogativi sui pericoli per la privacy e non solo. Anche in Italia i riflettori sono puntati sugli occhiali Meta che, facilmente scambiati per comunissimi occhiali, permettono di registrare quanti, inconsapevoli, non si accorgono della piccola luce lampeggiante all’angolo della montatura ad indicare la fotocamera attiva. “Il Garante per la protezione dei dati personali segue con attenzione l’evoluzione tecnologica degli smart glasses, dispositivi che pongono questioni rilevanti in materia di protezione dei dati personali, in particolare rispetto alla raccolta non sempre percepibile di immagini e voci di terzi”, afferma all’Adnkronos il presidente del Garante per la protezione dei dati personali Pasquale Stanzione.

“Il trattamento di dati effettuato tramite questi dispositivi rientra pienamente nell’ambito di applicazione della disciplina europea”, precisa. “L’Autorità è in contatto con le altre autorità di protezione dati europee, anche nell’ambito del Comitato europeo per la protezione dei dati di cui l’Autorità italiana Garante è parte – conclude Stanzione – per condividere valutazioni su un fenomeno che ha una dimensione intrinsecamente transnazionale”.

Meta “Sempre più persone li usano, continueremo a rafforzare tutele”

“Sempre più persone utilizzano i nostri AI glasses perché sono davvero utili nella vita di tutti i giorni: per ascoltare musica, per avere una traduzione in tempo reale mentre si è in viaggio o per fare una chiamata a mani libere. La fiducia di chi li indossa e di chi si trova nelle vicinanze è fondamentale”. E’ quanto riferisce all’Adnkronos un portavoce di Meta dopo le recenti polemiche in alcuni Stati esteri e mentre in Italia il Garante per la protezione dei dati personali segue con attenzione l’evoluzione tecnologica degli smart glasses e sul tema è in contatto con le altre autorità di protezione dati europee.

“Per questo abbiamo integrato la privacy nei nostri AI glasses sin dalla progettazione – continua il portavoce – Ogni paio, per esempio, è dotato di un Led di acquisizione che lampeggia quando si scatta una foto o si registra un video che è possibile salvare o condividere; il Led non può essere disattivato e, se viene coperto o danneggiato, la fotocamera si disattiva. Continueremo a rafforzare le nostre tutele man mano che i nostri glasses diventeranno sempre più avanzati”.

In Gb crescono gli abusi con gli occhiali smart

“È inaccettabile che la sicurezza e il benessere di donne e ragazze vengano trattati come un aspetto secondario, mettendo al primo posto la necessità di commercializzare una tecnologia prima di averne studiato approfonditamente tutti gli effetti. Il piano di diffusione su larga scala degli smart glasses rappresenta un rischio enorme per la privacy e l’incolumità delle persone che non possiamo permetterci”, dice all’Adnkronos, Emma Pickering di Refuge, responsabile del team per la prevenzione degli abusi perpetrati tramite sistemi tecnologici, lanciando un duro monito su una minaccia che sta silenziosamente invadendo gli spazi pubblici, come riportato anche da molti media britannici i quali hanno raccolto l’appello lanciato da varie associazioni sul rischio di minaccia verso donne e ragazze rappresentato dagli smart glasses con AI messi in commercio da Meta.

829 casi nel 2025 in Gb, +62% segnalazioni

Proprio Refuge, la più grande organizzazione benefica del Regno Unito specializzata nel sostegno e nella protezione di donne e bambini vittime di violenze di vario genere e invasione della privacy anche con abuso di tecnologie, ha condotto una ricerca dalla quale è emerso un allarmante aumento del 62% delle segnalazioni legate all’abuso facilitato dalla tecnologia. Soltanto nel corso del 2025 sono stati registrati 829 casi, un dato preoccupante che sembra confermare una tendenza al rialzo, considerando che il 2026 è un anno ancora sotto stretto monitoraggio, durante il quale sistemi come telecamere con riconoscimento facciale e smart glasses hanno effettivamente preso il sopravvento all’interno della vita pubblica quotidiana. Particolarmente critico è l’impatto sulle generazioni più giovani, ambito in cui si è evidenziato un incremento del 24% degli abusi tra le donne under 30.

Refuge, ‘tantissime le vittime che ci contattano’

Refuge raccoglie quotidianamente le testimonianze di innumerevoli vittime: “Constatiamo ripetutamente cosa accade quando i dispositivi vengono immessi sul mercato senza un’adeguata valutazione su come potrebbero essere usati per danneggiare donne e ragazze – aggiunge Pickering – È diventato fin troppo facile per i malintenzionati accedere a questi accessori smart e usarli come vere e proprie armi anche solo per sconfinare nella privacy, all’insaputa dei diretti interessati”.

In Gb 58% episodi nella Tube

Il problema ha trovato una cassa di risonanza particolarmente forte a Londra, dove l’uso di questa tecnologia sui mezzi di trasporto pubblici ha sollevato enormi proteste. Studi recenti basati sui dati della British Transport Police confermano che le molestie sulla rete dei trasporti londinesi hanno raggiunto un livello allarmante negli ultimi cinque anni. Il 58% di questi episodi avviene direttamente all’interno dei vagoni della Tube con un picco del 99% di donne che hanno dichiarato di essere state vittime di upskirting, ossia sbirciare sotto le gonne quando esse si trovano sulle scale mobili. I nuovi occhiali di Meta, pensati per essere discreti e per mimetizzarsi come normali montature da vista, rischiano di esacerbare tutto questo. Di fronte a un’evoluzione così rapida della tecnologia, il sistema giudiziario britannico fatica a dare risposte. Un contributo importante nel chiarire le zone d’ombra è arrivato da Doughty Street Chambers, lo storico studio legale londinese specializzato sui diritti umani, che è intervenuto proprio per far luce sul lato legislativo.

C’è un vuoto normativo

Il Data Protection Act e le normative su privacy e voyeurismo faticano a perseguire le riprese effettuate in luoghi pubblici con dispositivi mimetizzati. La presunta garanzia di sicurezza offerta dalle aziende produttrici si rivela debole nella realtà quotidiana: il piccolo led di segnalazione presente sugli occhiali, concepito per indicare che la fotocamera è in funzione, viene spesso deliberatamente coperto oppure ignorato dai passanti immersi nel caos della metropoli. Questa combinazione di inefficacia tecnica e vuoto normativo lascia le vittime del tutto prive di strumenti di tutela immediata.

Caso Ranucci, Lavitola resta in carcere. Pm: “Buchi” nelle chat con il giornalista

Sigfrifo Ranucci

Resta in carcere Valter Lavitola, reoconfesso di essere il mandate dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. Lo hanno deciso i giudici del Riesame di Roma respingendo l’istanza dei difensori.

Confermata per l’indagato l’aggravante del metodo mafioso. “Il tribunale del Riesame ha confermato l’ordinanza cautelare, chiaramente noi rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto. Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, quindi per saltum (impugnazione immediata), contro l’ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata”, afferma l’avvocato Sergio Cola, difensore di Valter Lavitola, accusato e reo confesso di essere il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci.

Sigfrifo Ranucci

Emerge intanto dall’indagine della Procura di Roma che ci sarebbero presunti buchi temporali nelle comunicazioni tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci. Un dato confermato dall’analisi dei telefoni cellulari e dal pc sequestrato all’imprenditore accusato e reo confesso di essere il mandante dell’azione dinamitarda. Si tratterebbe in sostanza di cancellazioni sospette nelle chat, sia nella fase precedente all’attentato che dopo. Elementi che stanno portando gli inquirenti, che hanno affidato le indagini ai Nuclei Investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati, ad ulteriori verifiche.Sul fronte delle indagini, dopo avere incassato dal Riesame conferme all’impianto accusatorio, i pm della Dda, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, avvieranno ulteriori filoni di indagine relativi agli “affari finanziari” di Lavitola che aveva anche interessi legati al carbon credit in Africa.

Ranucci si fifende, ‘falsità a reti unificate‘

“Non esiste alcuna chat segreta tra la mia collaboratrice e Natalia, la moglie di Lavitola. È stata mandata un’ordinanza già pubblica, su mia richiesta, e di sua spontanea iniziativa, un semplice messaggio di cortesia per sapere come stava. Punto, null’altro. Provo una gran pena a vedere grandi e nobili giornali farsi dettare l’agenda, per altro piena di falsità, dai giornali di Angelucci, con società in Lussemburgo, parlamentare assenteista di governo, che ha l’astuzia di non usare telefoni e quindi a differenza degli altri non può essere intercettato. Colleghi, anche della Rai, che stanno partecipando a una barbaria come ha detto persino il ministro Crosetto. La più grande campagna di fango della storia finalizzata a rimuoverli da Report, colpire me, la mia famiglia e le persone a me vicine. Persone che da mesi, dopo la bomba hanno vissuto nel terrore, e ora nel dolore per il degrado di una stampa prona al metodo “Boffo”, che con oltre 3 mila articoli, centinaia di ore di trasmissioni a reti unificate e decine di migliaia di video e post sulle piattaforme scrive falsità, senza fare un minimo di verifica. Io sono abituato a lottare e resistere, ma appare chiaro che questo metodo infame e mostruoso si plachera’ solo quando, tra coloro che mi sono vicini, in preda all’angoscia o alla depressione qualcuno si lascerà andare. Solo quando avverrà una tragedia quest’ignobile macchina del fango, che ha mandanti ben individuabili, avra’ la decenza di fermarsi”. Lo scrive sulla sua pagina Facebook il giornalista Sigfrido Ranucci.

Frontale nel Reggino, 3 morti, tra cui due bambine. Grave la madre

La Famiglia Loccisano (FB)

Tre persone sono morte e un’altra è rimasta ferita in un grave incidente stradale verificatosi lungo la Strada statale 682 “Jonio-Tirreno” in direzione Rosarno, nel Reggino.

All’alba di stamane, intorno alle 6, per cause in corso di accertamento, si sono scontrate frontalmente un veicolo e un mezzo pesante. A perdere la vita un uomo di 53 anni Vincenzo Loccisano, e le sue due figlie Maria Sophie e Grace Fatima di 13 e otto anni. La madre delle due bambine decedute, Morena Femia, ferita gravemente, è stata trasportata in codice rosso all’ospedale di Polistena ed è ricoverata in rianimazione. La famiglia viveva a Gioiosa Ionica.

Il tratto stradale interessato dall’incidente è stato temporaneamente chiuso. Sul posto hanno operato le squadre Anas, i vigili del fuoco, la Polizia stradale, i Carabinieri e i sanitari del 118. Le forze dell’ordine hanno compiuto i rilievi per accertare la dinamica del gravissimo incidente.

“La comunità gioiese – ha detto il sindaco Luca Ritorto citato dall’Ansa – è letteralmente sconvolta da questa tragedia immane. A Gioiosa c’è un clima surreale, di enorme sgomento e di tristezza con tanto smarrimento”.

Omicidio del 2018 a Reggio Calabria, Dda dispone nuovi accertamenti tecnici

Ansa

Nuovi accertamenti tecnici sono in corso a Gallico, frazione a nord di Reggio Calabria, su richiesta della Dda di Reggio Calabria, diretta da Giuseppe Borrelli, nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Pasquale Chindemi, ucciso il 15 febbraio 2018, delitto maturato negli ambienti della ‘ndrangheta.

Sul posto sono impegnati i carabinieri specializzati nelle investigazioni scientifiche che stanno effettuando una serie di rilievi attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie di rilevamento antropometrico.

Accertamenti che potrebbero imprimere una svolta alle indagini e contribuire all’individuazione dei responsabili del delitto in cui è stato ucciso il fratello di Mario Chindemi, poi diventato collaboratore di giustizia.

Nel corso delle operazioni i militari hanno ricostruito la scena del crimine, anche attraverso il posizionamento di alcune persone nei luoghi dell’omicidio, effettuando lunghe e dettagliate misurazioni.

L’obiettivo degli investigatori sarebbe quello di ricostruire con maggiore precisione la dinamica dell’agguato e verificare, attraverso i nuovi strumenti tecnologici, elementi acquisiti nel corso delle indagini.

Le modalità con cui sono stati effettuati gli accertamenti lasciano ipotizzare che i carabinieri stiano lavorando su indicazioni precise riguardo alle persone che potrebbero avere avuto un ruolo nell’omicidio Chindemi. I nuovi rilievi potrebbero quindi rappresentare un passaggio decisivo per la riapertura delle indagini su un delitto rimasto finora senza responsabili.

Rapì neonata a Cosenza: “Ora sono consapevole di quello che ho fatto”

Rosa Vespa e il marito mentre portano via la neonata dalla clinica Sacro Cuore di Cosenza (Frame video-sorveglianza)

“Adesso ho preso consapevolezza di quello che è successo. Diciamo che ci sono ancora molte ferite aperte, però grazie al percorso terapeutico che sto seguendo presso il Csm di Cosenza sto cercando di superare queste dinamiche del passato”.

Lo ha detto Rosa Vespa, la donna che nel gennaio 2025 rapì una neonata da una clinica privata di Cosenza, dopo aver finto la gravidanza, intervistata da Gianluigi Nuzzi nella puntata di oggi di “Dentro la notizia” su Canale 5.

“Mio marito – ha detto la donna – ha capito che purtroppo io non stavo bene. Lo ringrazio e lo ammiro perché è una persona speciale, perché ha capito quello che è stato il mio dramma, mi è stato accanto. Non ho architettato e non ho pianificato. Ricordo che vagavo nella clinica, nessuno mi ha mai fermato”.

Alla proposta di un eventuale incontro con la madre della bambina rapita ha risposto: “Sì, ho cercato di contattarla. Capisco che dall’altre parte abbia subito, purtroppo, anche lei un grande dolore. Per il momento non c’è stato un avvicinamento, però io ho provato”.

Infine, alla domanda su un eventuale desiderio di maternità, Rosa Vespa ha detto di avere “solo voglia di riprendere in mano la mia vita piano piano e riparare il danno fatto”.

Gli scienziati dell’IA in fuga dai laboratori: “Distruggerà l’umanità entro il 2030”

È il peggior incubo che l’umanità possa temere: l’evoluzione dell’intelligenza artificiale potrebbe portare entro la fine del decennio ad un vero e proprio rischio esistenziale per il genere umano, distruggendolo.

Un allarme, in quella che sembra essere più la trama di un film, che una avveniristica e futuribile realtà, è stato un ricercatore di Anthropic – la società americana di pubblica utilità nel settore dell’intelligenza artificiale -, che si è dimesso dalla benefit corporation statunitense, avvertendo che la corsa incontrollata alla creazione di una superintelligenza capace di auto-migliorarsi potrebbe distruggere l’umanità già nel decennio in corso, entro il 2030.

Un commiato il suo che sta ingrossando la fuga degli scienziati che negli ultimi mesi hanno deciso di congedarsi dai laboratori, allarmati dalla potenzialità dei sistemi che stanno sviluppando.
Il suo nome – riporta il Financial Times -, è Jacob Coxon, ricercatore britannico di 27 anni in forza all’azienda con sede a San Francisco, convinto che Anthropic e la sua principale concorrente, OpenAI, stiano “giocando d’azzardo” con il futuro dell’umanità. “Le persone che sviluppano l’Ia credono sinceramente che essa possa ucciderci tutti entro la fine del decennio”, ha denunciato in un post su X con cui annunciava le proprie dimissioni. “Non è una mossa di marketing – ha aggiunto -. Nessun’altra attività umana comporta un tale livello di pericolo”.

Coxon è solo l’ultimo dipendente a lasciare un importante laboratorio statunitense di Ia citando tra l’altro preoccupazioni legate alla sicurezza. A fine luglio se ne era andata Chloé Bakalar, unica eticista dedicata dell’azienda, poi Johannes Heidecke, responsabile del team Safety Systems. Quindi era toccato a Joshua Achiam, già responsabile della Mission Alignment, al direttore operativo Brad Lightcap, ed infine al ricercatore Andrew Ho, dimessosi per divergenze tecniche.

L’addio di Coxon giunge mentre Anthropic – che ha fatto della sicurezza dell’Ia un elemento centrale della propria immagine pubblica – si prepara a una colossale offerta pubblica iniziale (Ipo) che potrebbe portare la valutazione dell’azienda a mille miliardi di dollari. Coxon, che in precedenza aveva lavorato presso OpenAI prima di passare ad Anthropic, ha avvertito che le persone al di fuori dei laboratori stanno sottovalutando la potenza di questa tecnologia. “Presto si tratterà di sistemi sovrumani in grado di hackerare qualsiasi cosa, rivoluzionare qualsiasi settore dall’oggi al domani e acquisire potere e risorse reali”.

Un importante ricercatore nel campo della sicurezza presso Anthropic, Evan Hubinger, ha confermato l’allarme di Coxon affermando che l’intelligenza artificiale si sta evolvendo così rapidamente da fargli ritenere che vi sia una probabilità superiore al 10% che “possa sterminare tutta l’umanità” entro il prossimo decennio. In un post su X, Evan Hubinger ha affermato che il rischio derivante dai modelli attualmente esistenti è “basso” ma si è detto “preoccupato” che la tecnologia possa presto svilupparsi e perfezionarsi al punto da rappresentare in un futuro prossimo un rischio esistenziale per l’umanità.

Di seguito il post completo del ricercatore

“Oggi mi sono dimesso da Anthropic. Ho trascorso gli ultimi tre anni a fare ricerche sul pretraining sia a OpenAI che ad Anthropic. Nessuna delle due aziende sta agendo in modo responsabile. Stanno correndo dritte verso una superintelligenza auto-migliorante e stanno giocando d’azzardo con le nostre vite. Non sottovalutare il potere di questa tecnologia. Presto questi saranno sistemi sovrumani in grado di hackerare qualsiasi cosa, rivoluzionare qualsiasi campo dall’oggi al domani e acquisire vero potere e risorse. Abbiamo tutti assistito ai progressi in ciascuno di questi ambiti, e il progresso non sta rallentando. Le persone che costruiscono l’IA credono sinceramente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio. Questo non è uno stunt pubblicitario. Anzi, molti dirigenti e ricercatori senior attenueranno le loro frasi sulla stampa per sembrare sensati – ma sento le stesse. Una risposta comune è: «Se credono davvero in questo, perché lo stanno ancora costruendo?». In OpenAI, molti non hanno interiorizzato profondamente le poste in gioco per la civiltà. In Anthropic, le poste in gioco sono ben comprese, ma sono bloccati in una corsa per arrivarci per primi: credono che nessun altro agirà responsabilmente, quindi devono farlo loro stessi, nonostante il rischio. Accettare questa corsa e entrare nell’«endgame» è una scommessa tracotante che non dovrebbe essere lanciata dal Slack di un’azienda privata. Tentare di completare in velocità l’allineamento dovrebbe richiedere una straordinaria fiducia nel fatto che non esistano traiettorie migliori disponibili. Sono ottimista riguardo al potenziale per una coordinazione. Avvertimenti come l’attacco a Hugging Face hanno reso più fattibili gli accordi di ritmo tra i laboratori statunitensi. Non sento che siamo sulla buona strada per prevenire una corsa globale, il che potrebbe richiedere azioni costose come un temporaneo divieto sul miglioramento delle capacità dei modelli. Se sei un ricercatore di laboratorio, ti esorto a considerare come si sentiranno realmente i prossimi anni. Vuoi avviare una corsa all’RL superintelligente senza una comprensione rigorosa della sua mente? Dovresti chinare la testa solo perché «sta succedendo comunque» – o cogliere questo momento per chiedere condizioni diverse?”.

Otto nuovi indagati per l’omicidio di Maria Chindamo

Scomparsa Maria Chindamo, incontro Pm sull'inchiesta
Maria Chindamo

Ci sono otto nuovi indagati nell’inchiesta per l’omicidio di Maria Chindamo, la 44enne imprenditrice di Laureana di Borrello (Reggio Calabria) scomparsa il 6 maggio 2016 davanti alla sua azienda agricola di Limbadi (Vibo Valentia) ed il cui corpo sarebbe stato poi dato in pasto ai maiali e i resti distrutti con la fresa di un trattore.

La pm della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci ha inviato un’informazione di garanzia a 8 persone disponendo e disposto nuove analisi biologiche e dattiloscopiche su reperti sequestrati nel corso delle indagini. Le operazioni partiranno il 14 e il 21 settembre nei laboratori del Ris di Messina.

Gli indagati – tra i quali figurano anche alcuni parenti del marito, suicidatosi nel 2015, della vittima – sono Giovanni Capone, Vincenzo e Francesco Arceri, Tommaso e Antonino Biondo, il bulgaro Sasho Emilov Dimitrov, Davide Errigo e il rumeno Laurenthiu Georghe Nicolae. Sono indagati, a vario titolo, per omicidio aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso e distruzione e occultamento di cadavere.

Attualmente è in corso, a Catanzaro, il processo a carico di Salvatore Ascone, di 60 anni, accusato di avere collaborato alla pianificazione, organizzazione ed esecuzione dell’omicidio in concorso con l’ex suocero di Maria Chindamo, Vincenzo Punturiero, che è deceduto, il quale avrebbe commissionato il delitto perché imputava il suicidio del figlio alla separazione che questi aveva avuto dalla donna. Ascone avrebbe partecipato, secondo l’accusa, avendo interesse, in proprio e in qualità di referente della cosca Mancuso, ad acquisire un terreno dell’imprenditrice.

Tra i reperti al centro dei nuovi esami una fresa agricola con tracce ematiche sulla lama, un Mitsubishi Pajero con macchie di sangue sui sedili, un paio di scarpe sportive rinvenute nell’abitazione rurale della vittima, due mozziconi di sigaretta già attribuiti al dna di Dimitrov. Sotto sequestro anche la Dacia Duster della donna, una cintura in cuoio spezzata trovata durante gli scavi del 2016 e una Fiat Cinquecento sequestrata lo scorso dicembre.

Media israeliano Haaretz: “Netanyahu sapeva in anticipo del 7 ottobre”. Lo avvisò l’emiro

Il quotidiano israeliano Haaretz ha anticipato oggi alcuni estratti di un nuovo libro del giornalista Shlomi Eldar che potrebbero riscrivere la storia dell’attentato del 7 ottobre 2023. Secondo quanto emerge dall’inchiesta, l’emiro di Abu Dhabi Mohammed bin Zayed avrebbe avvertito personalmente il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in una telefonata di 45 minuti alla fine di settembre 2023, che il leader di Hamas a Gaza Yahya Sinwar stava pianificando “un terremoto” contro Israele. Secondo la ricostruzione, basata su fonti anonime straniere e israeliane, l’avvertimento di bin Zayed partì dalle conversazioni tenute a settembre 2023 con Sinwar da parte di un intermediario palestinese noto con il soprannome ‘Occhi neri’, un dirigente di Fatah con fluente conoscenza dell’ebraico e rapporti sia con Hamas sia con lo Shin Bet, i servizi di intelligence interna israeliani.

La trattativa precedente l’attentato

In quel periodo, il governo israeliano, che si era insediato a fine 2022, stava trattando segretamente attraverso questa intermediazione per raggiungere una ‘hudna’ con Hamas, ossia un accordo di tregua a lungo termine che includeva la graduale rimozione del blocco su Gaza, la creazione di una zona industriale nel nord della Striscia, l’aumento dei permessi di lavoro ai palestinsi, la fornitura di gas naturale alla Striscia. La trattativa ambiva a essere ultimata con il rilascio di due civili israeliani vivi e dei corpi di due soldati uccisi, in cattività a Gaza da anni, in cambio del rilascio di 30 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, tra cui 20 ergastolani. I negoziati si erano arenati ad agosto 2023, in quanto Netanyahu rimandava la convocazione della commissione ministeriale necessaria per approvare il rilascio.

Le minacce di Sinwar e la decisione dello Shin Bet di eliminarlo

A inizi settembre, riporta Haaretz citando una fonte dello Shin Bet, Sinwar scomparve e smise di trattare con gli israeliani. In seguito, avrebbe chiesto all’intermediario di trasmettere il messaggio agli israeliani che se non si andava avanti, avrebbe scatenato un ”terremoto” (‘zilzal’ in arabo). L’intermediario riferì il messaggio in primis a bin Zayed, attraverso il consigliere palestinese dell’emiro di Abu Dhabi, emigrato anni addietro da Gaza, di cui l’inchiesta non rivela il nome ma il cui profilo sembra rispondere a Mohammad Dahlan. Il 15 settembre 2023, il consigliere palestinese di bin Zayed trasmise l’avvertimento allo Shin Bet, il cui capo avrebbe informato Netanyahu e convocato una riunione di sicurezza il 17 settembre, raccomandando un’azione militare decisiva per l’eliminazione di Sinwar. Secondo le fonti, Netanyahu chiese allo Shin Bet di presentargli un piano e la decisione fu posticipata.

La telefonata di bin Zayed 10 giorni prima dell’attacco

A fine settembre, dieci gorni prima dell’attacco, bin Zayed avrebbe telefonato direttamente a Netanyahu. Nella stessa settimana, secondo quanto rivelato da Yediot Ahronot ancora nel 2023, anche il ministro dell’Intelligence egiziano, il generale Abbas Kamel, avvertì Netanyahu che Hamas stava preparando ”qualcosa di insolito in arrivo”. Secondo quanto riportato dalle inchieste, nessuno avrebbe segnalato espressamente che il ”terremoto” di cui si parlava sarebbe venuto da dentro Gaza, bensì dalla Cisgiordania. Lo Shin Bet, riporta Haaretz, partì da una valutazione ancora più errata, sostenendo che Hamas stava cercando di ”mettere le mani su Elisabeth Tsurkov”, ricercatrice israliana rapita in Iraq sei mesi prima. L’ufficio del premier Netayahu ha smentito che sia avvenuta una telefonata con il presidente emiratino in quel periodo, così come il capo dello Shin Ben e del Mossad di allora hanno affermato ad Haaretz di non essere mai stati informati di un avvertimento di bin Zayed. La presidenza emiratina ha rifiutato di commentare quanto riportato da Haaretz.

Ufficio Netanyahu: “Nessun avvertimento da Emirati, menzogna totale”

“Una menzogna totale”, così l’ufficio del primo ministro Netanyahu ha risposto all’articolo di Haaretz. “Il Primo Ministro Netanyahu non ha parlato con il presidente degli Emirati Arabi Uniti nel periodo in questione e non ha ricevuto alcun avvertimento da parte sua”, ha dichiarato l’ufficio del premier, citato dai media israeliani tra cui Times of Israel. La presidenza emiratina ha invece rifiutato di commentare quanto riportato dal quotidiano, mentre il capo dello Shin Ben e del Mossad di allora hanno affermato di non essere mai stati informati di un avvertimento di bin Zayed.

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Ecco come Hamas ha beffato Israele. A settembre i finti attacchi in bella vista. IL VIDEO

Elezioni in Germania, l’AfD di Weidel trionfa in Sassonia con circa il 45%. La Cdu di Merz crolla al 18%

L’Alternative fuer Deutschland (AfD) di Alice Weidel trionfa nelle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt con un risultato del 44,5%, stando alle prime proiezioni citate dai media tra cui la tedesca Bild.

Una vittoria clamorosa a Magdeburgo e giubilo per l’AfD: il partito di destra trionfa alle elezioni in Sassonia-Anhalt, diventando la forza politica più forte nel nuovo parlamento regionale – con un ampio margine, in quella che prima della riunificazione era la Germania dell’Est.
Secondo le prime proiezioni, il partito guidato dal candidato di punta Ulrich Siegmund (35 anni, AfD) ha ottenuto il 44,5% dei voti, con un incremento di circa 24 punti percentuali. La Cdu del cancelliere Merz è stata dimezzata al 18,5%. Un risultato imbarazzante per chi si era proposto alle ultime presidenziali di far rinascere la Germania dopo la parentesi del deludente governo Scholz, complice l’UE.

Una vittoria schiacciante: l’AfD di Siegmund riuscirà davvero a raggiungere l’obiettivo elettorale autoimposto del “45% più X”? La leader dell’AfD, Alice Weidel, vede un chiaro mandato per governare in Sassonia-Anhalt per il suo partito. Il primo passa per portare l’Afd al potere della Germania. “Questo è un risultato storico ed è un mandato chiarissimo per governare”, ha dichiarato Weidel alla ZDF.

Siegmund, nella sua reazione iniziale, ha descritto il cancelliere Friedrich Merz (70, CDU) come il suo “più importante collaboratore nella campagna elettorale”. Riguardo a possibili coalizioni, ha affermato: “Da democratico, tendo sempre la mano agli altri partiti”. Il prerequisito: “Una nuova politica per il Paese”. Il candidato di punta dell’AfD ha proseguito: “Non ci interessano i firewall. Ci interessa la Germania”, dice riportato da Bild.

La CDU, tuttavia, è stata sonoramente sconfitta! Sotto la guida del Ministro-Presidente Sven Schulze (47), si è piazzata al secondo posto con circa il 18% (un calo di circa 18 punti). Una sconfitta storica! La CDU è stata dimezzata dall’AfD in Sassonia-Anhalt! L’atmosfera alla festa elettorale della CDU era funebre. La prima reazione è arrivata dalla Ministra della Cancelleria Nina Warken (47, CDU). Ha parlato di un “momento cruciale” per la CDU. È stato un “risultato molto, molto difficile”.

Schulze, sconfitto alle elezioni, è apparso contrito, si è congratulato con Siegmund e ha ammesso la sconfitta: “Alcuni dicono che questo sia un giorno nero per la Sassonia-Anhalt. Io dico che questa è democrazia. Il popolo ha espresso la sua volontà”.

Anche l’SPD perde circa mezzo punto percentuale, arrivando solo all’8%.

Solo i Verdi hanno guadagnato terreno (9%, in aumento di 3 punti). Il Partito della Sinistra ha raggiunto il 9,5%. Il BSW (5%) deve ancora preoccuparsi di entrare in parlamento.

L’FDP, tuttavia, non è riuscito a rientrare nel parlamento statale (con circa il 2%). Ciò significa che non solo è fuori dal parlamento, ma anche fuori dal governo. I liberali si uniscono quindi agli altri partiti, nessuno dei quali ha superato la soglia del 5%. Questi altri partiti insieme hanno ottenuto circa il 3% dei voti.

La tanto attesa rivolta di destra nell’Est è arrivata! Il fattore decisivo: il sentimento anti-establishment in Sassonia-Anhalt – contro (quasi) tutto! Contro il cancelliere Merz – che giovedì a Braunsbedra veniva ancora apostrofato con “Fuori! Fuori!”. Contro la radiotelevisione pubblica, contro l’Ue e contro gli stranieri. Contro i valori transatlantici. E anche contro i tedeschi occidentali, che alle prossime tornate non è escluso che confermino il successo dell’AfD.

Teheran limita il traffico nello Stretto di Hormuz e in aree del Golfo Persico

Secondo i media statali, il massimo responsabile della sicurezza iraniano, Mohsen Rezaei, ha dichiarato che Teheran istituirà una zona ristretta vicino allo Stretto di Hormuz, che includerà aree del Golfo, a partire dalla linea del blocco navale statunitense. Lo riporta Al Jazeera.

Rezaei ha dichiarato che tutte le navi che entreranno nella nuova zona saranno aggiunte alla lista delle sanzioni iraniane.

Rezaei ha anche affermato che sono state concordate con l’Oman delle mappe che illustrano dettagliatamente il percorso delle navi nello stretto e che l’accordo verrà firmato nei prossimi giorni.

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che qualsiasi nuovo attacco al Paese “incontrerà una risposta più rapida, più dura e più dolorosa”.

Intanto, il Ministero della Salute libanese ha dichiarato che tre persone sono rimaste uccise in un attacco di un drone israeliano contro un’auto a Nabatieh, nel contesto dei continui raid israeliani nel sud del Libano.

Auto gareggia in Sicilia e travolge spettatori, due morti

Una vettura in gara nella cronoscalata Monte Erice (Trapani) è uscita fuori strada. Sono morti due giovani spettatori: Giuseppe Bisconti e Karol Greco, di 18 e 20 anni di Belmonte Mezzagno (Palermo), investiti dall’auto. Ferito anche un commissario di gara, Mario Marchetti, pure lui trasportato d’urgenza al Sant’Antonio Abbate, adesso è in terapia intensiva.

Illeso, invece, il pilota Marco Nicoletti, originario di Caltanissetta, che guidava una Peugeot 398 TCR, numero 54: è uscito fuori strada, infrangendo un muretto.

La gara automobilistica, che è stata sospesa, è la 68ª edizione della storica cronoscalata organizzata dall’Automobile Club Trapani, valida per il campionato italiano velocità salita auto storiche (CIVSA), campionato italiano velocità montagna (CIVM) e tricolore auto classiche. Sono 260 gli equipaggi iscritti. Il dato ufficiale registra al via 153 vetture Moderne e 107 Storiche

Putin agli inviati di Trump: Rimuovere le cause prodonde del conflitto

Vladimir Putin ha discusso possibili soluzioni per la risoluzione del conflitto in Ucraina con gli inviati speciali del presidente degli Stati Uniti Steve Witkoff e Jared Kushner.
“I rappresentanti americani si sono preparati a fondo per questo viaggio. Non solo hanno espresso il loro tradizionale interesse per una rapida fine dei combattimenti, ma hanno anche formulato una serie di idee riguardo a possibili percorsi di risoluzione”, ha dichiarato Yuri Ushakov, assistente presidenziale citato da Ria Novosti.

Ha descritto l’incontro come significativo e improntato alla fiducia: Putin ha fornito una chiara valutazione della situazione nella zona dell’operazione militare speciale, ha riconosciuto i successi dell’esercito russo e ha espresso fiducia nel raggiungimento dei suoi obiettivi.

“Gli americani hanno preso atto di un punto, che il presidente ha sottolineato in modo specifico: il regime di Kiev aveva smesso di nascondere la sua vera natura e aveva iniziato a seppellire nuovamente alcuni dei più importanti criminali nazisti”, ha sottolineato Ushakov ribadendo che Mosca non fa passi indietro se non si rimuovono le cause profonde del conflitto: demilitarizzazione e denazificazione del paese che dovrà essere “neutrale”.

Secondo quanto da lui affermato, i rappresentanti speciali di Trump hanno promesso di utilizzare le valutazioni della Russia sulla situazione nei prossimi negoziati a Kiev.
Le parti hanno inoltre discusso di questioni economiche e di possibili progetti comuni, ha aggiunto.
L’incontro si è svolto il giorno precedente al Cremlino ed è durato tre ore e dieci minuti. Questa era l’ottava visita di Witkoff e Kushner in Russia.

Intanto questa notte i due inviati di Trump sono atterrati a Rzeszów, in Polonia, prima di recarsi a Kiev. Non è escluso che Witkoff e Kushner prendano un treno per raggiungere la capitale ucraina.

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