Covid e la Pandemia pilotata. L’Unione europea sapeva. Ecco i documenti

Inquietante. Un documento della Commissione Ue del marzo 2019: "Per la produzione di un vaccino contro la pandemia dipende dalla disponibilità di un ceppo di virus. Questo sarà fornito dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS)", ossia "dai nostri laboratori di riferimento"

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L’ipotesi che la pandemia Covid-19 fosse programmata molto tempo prima che scoppiasse nel gennaio 2020 appare sempre più fondata e anche documentata. Sono molte le cose che non quadrano in questo desolante scenario contrassegnato da incredibili coincidenze, contraddizioni, litigi tra scienziati e la spasmodica ricerca di un vaccino. Farmaco “magico” che viene sbandierato ufficialmente per tutelare la salute dei cittadini, ma in realtà si presenta come un colossale affaire per l’industria farmaceutica e l’alta finanza. Sulla sua utilità poi, molti esperti definiscono il vaccino anti-Covid inutile (e dannoso) poiché i virus mutano rapidamente, quindi non può prevenire nulla nel caso si dovesse presentare un altro patogeno tra qualche mese.

Tra i primi a parlarne era stato nel 2009 Jacques Attali, banchiere ed ex consigliere economico del presidente francese Mitterand, il quale spiegava su una rivista (pubblicata quì) che “una piccola pandemia consentirà l’istituzione di un governo mondiale”. Della futura pandemia si parlò anche nel documento di maggio 2010 dal titolo “Scenarios for the Future of Technology and International Development” redatto dalla Rockefeller Foundation. La stessa fondazione ha poi aggiornato e integrato il documento dell’aprile 2020.

Bill Gates, fondatore di Microsoft e tra i più ricchi del globo, nel 2015 tenne una conferenza  (video) in cui affermava che la Terza guerra mondiale non si sarebbe combattuta con il nucleare o guerre tradizionali, bensì con batteri e virus, spiegando come difendersi dalla minaccia virus: sperimentando vaccini. Gates, con la sua fondazione, si scoprirà essere il più accanito sostenitore per la ricerca di vaccini anti coronavirus. Non solo: il magnate, dopo gli Stati Uniti è il secondo finanziatore al mondo dell’Organizzazione mondiale della Sanità, organismo dell’Onu che l’11 marzo ha dichiarato lo stato di pandemia nel mondo.

Addirittura l’Unione europea, emerge da un documento della Commissione, fin dal 2019 si preparava ad una pandemia da Coronavirus e allo sviluppo del contestuale vaccino. Dunque, molti mesi prima di Settembre dello stesso anno, quando la Johns Hopkins University di Baltimora pubblicò uno studio dal titolo premonitore: “Preparazione per una pandemia patogena respiratoria ad alto impatto”. Un mese più tardi, siamo ad Ottobre 2019, arriva il momento della grande “simulazione” della Pandemia da Coronavirus. Si chiama Event 201, evento organizzato dalla Johns Hopkins University, dal World Economic Forum e, guarda caso, dalla Bill e Melinda Gates Foundation.

Bruxelles, secondo una “memo” datata marzo 2019, aveva proposto ad alcuni paesi europei la sottoscrizione di Contratti quadro per i vaccini contro l’influenza pandemica.

Ad accettare la proposta, su base volontaria, sono stati Belgio, Croazia, Cipro, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Malta, i Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna. Gli altri paesi, tra cui l’Italia, non hanno sottoscritto il contratto, appunto perché facoltativo.

Lo scopo dell’accordo, si legge, era quello di preparare gli Stati membri per la prossima pandemia influenzale. Un accordo che “garantisce parità di trattamento, garantisce prezzi più equilibrati (del vaccino, ndr) e mostra un alto livello di solidarietà tra gli Stati membri dell’UE che concordano di condividere una disponibilità limitata di vaccini antinfluenzali in caso di pandemia. Permette un maggiore scambio di buone pratiche e la messa in comune di competenza”.

“Le condizioni concordate – si legge ancora nel documento Ue – garantiranno l’accesso a una parte definita della capacità di produzione della società Seqirus (un colosso farmaceutico specializzato in vaccini anti influenzali con sedi in America, Germania e anche in Italia, ndr) per un massimo di 6 anni, la durata totale del contratto. È in preparazione la firma di un secondo contratto con un’altra società farmaceutica al fine di massimizzare la copertura vaccinale, in base alle esigenze specifiche degli Stati membri partecipanti, e migliorerà ulteriormente la preparazione dei membri alla prossima pandemia“, viene ribadito.

Ma il passaggio più curioso, quanto inquietante, è quando il documento, stilato in una sorta di Faq (domande e risposte) tratta la questione della reperibilità del patogeno su cui sperimentare il vaccino. “Sarà fornito dall’Oms”, è scritto nero su bianco.

“Si prevede che i produttori di vaccini disporranno di quantitativi aggiuntivi per i ritardatari (gli stati che non avevano aderito lo scorso anno, ndr), mentre la Commissione europea incoraggerà la Solidarietà degli Stati membri in caso di emergenza sanitaria”.

Quanto tempo ci vuole per produrre il vaccino?, si legge.
“Per la produzione di un vaccino contro la pandemia – è la risposta -, dipende dalla disponibilità di un ceppo virale da pandemia. Questo ceppo di virus sarà fornito dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS)”, ossia dai “laboratori di riferimento”. Qualcosa di terribile a pensarci e che spiega tanti fatti accaduti in questi ultimi mesi.

Quando “i produttori hanno ricevuto questo materiale, il virus deve essere reso adatto al processo di produzione e questo adattamento può richiedere 4-6 settimane a seconda del caratteristiche del ceppo virale. Se l’OMS dichiara una pandemia (effettivamente poi dichiarata a marzo 2020, un anno dopo la stesura del documento, ndr), si può presumere che i produttori avranno già ricevuto il virus necessario“.

Scrive ancora l’Ue: “Il tempo necessario per la produzione del vaccino contro la pandemia è di circa 12-14 settimane. Un elemento critico sarà come si comporta il virus nel processo di produzione e quale rendimento può essere ottenuto. La disponibilità del ceppo virale e la resa ottenuta nel processo di produzione sono i due fattori chiave che influenzano il tempistiche della produzione di vaccini pandemici”.

A supporto di questo memorandum c’è la Roadmap stilata dalla Commissione Ue sulle raccomandazioni del Consiglio europeo finalizzate al “rafforzamento della cooperazione contro le malattie prevenibili con i vaccini”. Una timeline che inizia nel 2018 con scadenza nel 2022 e in cui si legge in sostanza che schedare i cittadini (su documenti e passaporti) che fanno la vaccinazione “è compatibile con sistemi di informazione di immunizzazione elettronica e riconosciuto per l’uso transfrontaliero”.

Secondo il documento, è in programma uno studio di fattibilità per lo sviluppo di una comune Scheda di vaccinazione UE. Mentre entro il 2022 la Commissione potrà proporre la scheda vaccinale elettronica nei nostri documenti, siano essi passaporti o documenti di identità.

Ma non solo. Nell’agenda delle èlite planetarie c’è anche in previsione una “marchiatura” di massa che dovrà avvenire entro dieci anni, nel 2030, mediante microchip inseriti nel proprio corpo funzionali a identificare digitalmente gli esseri umani per controllarli. A tal fine è stata fondata ID 2020 Alliance Partners, che si prefissa questo “obiettivo” spacciandolo come un “diritto fondamentale e universale” degli esseri umani. Ecco il sito.

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